TORRE GALFA/Se Pisapia tira la corda con i suoi supporters
16/05/12 | news
Passi che per giorni il Comune ha tollerato senza battere ciglio un’occupazione abusiva di un grattacielo in una zona prestigiosa della città. Passi che da 2 giorni i “creativi” sbattuti in strada dalle forze dell’ordine bloccano il traffico in una arteria di Milano, come via Melchiorre Gioia, e impediscono ad un benzinaio di funzionare e distribuire carburante. Ma che il Sindaco prenda in giro proprio quei “creativi” che, a detta dello stesso Pisapia, un anno fa riempivano piazza Duomo per festeggiare la sua elezione, questo è davvero troppo. Dove sono i nomi altisonanti di Dario Fo e Signora, Rocco Tanica e Bertolino? Perché non si indignano, non si stracciano le vesti? Perché non sottoscrivono un appello sul sito di Repubblica contro il Sindaco che hanno portato alla vittoria in palmo di mano?
Pisapia sta prendendo in giro i “lavoratori dell’arte” (che, stazionando giorno e notte accampati nella tendopoli improvvisata in mezzo alla strada, creano disagi per quei quattri sfigati che al mattino si alzano per andare a lavorare davvero). Ai “lavoratori dell’arte” Pisapia ha promesso l’ex Ansaldo, uno spazio di 1.500 metri quadri, non agibili e da ristrutturare, come ha spiegato il mio capogruppo Carlo Masseroli: «Quello è uno spazio al momento non agibile, e in più non esistono per quello spazio percorsi legittimi per assegnarlo che non siano ad evidenza pubblica – leggi bando di gara -. Il sindaco lo sta facendo senza che ci siano le condizioni di legittimità». Ha spiegato Masseroli: «È uno spazio ancora da ristrutturare e che non può essere concesso al momento, non c’è l’agibilità. Oltre a questo, gli uffici comunali preposti alle assegnazioni cadono dalle nuvole, non sanno di che progetto si tratti e comunque non esistono percorsi amministrativi che non prevedano l’evidenza pubblica. Se ci sarà il bando di gara, ci vorranno mesi per l’assegnazione, compresi quelli per i lavori, e ovviamente potranno partecipare anche altre realtà. Ogni ora che passa lo stato confusionale del sindaco è sempre più evidente. Ha perso la bussola e ieri ha cercato di condire via quei ragazzi, che non ci sono cascati». Va bene che il vento è cambiato. Va bene che “occupare non è un reato”, come ebbe a dire suo malgrado l’Assessore al Demanio, Lucia Castellano. Ma prendere in giro i “lavoratori dell’arte”! Questo è davvero troppo.
Il potere non logora il pensiero di chi non lo ha/2
2/05/12 | news
Dopo le uscite di importanti associazioni di categoria come Coldiretti, la Confederazione Italiana Agricoltori e il Movimento Cristiano Lavoratori, nuove voci s’alzano dalla società civile in difesa di questi anni di governo Formigoni in Lombardia. Anche in questo caso si tratta di voci autorevoli. Come quella di Umberto Veronesi, fondatore dell’Istituto Europeo di Oncologia, di stretta osservanza laica ed ex Ministro della Salute con il II Governo Amato. Questo testimone non sospetto ha difeso il sistema sanitario lombardo nell’intervista al settimanale Tempi, domani in edicola: «Certamente la competizione fra istituti è un elemento di stimolo e di avanzamento generale della sanità. Non c’è dubbio che gli ospedali pubblici siano il sostegno del sistema sanitario; tuttavia anche i privati accreditati possono offrire un contributo significativo. Entrambi hanno come finalità e interesse comune la tutela della salute della collettività. Per realizzare questo obiettivo, il privato presenta alcuni vantaggi: uno statuto di diritto privato significa minore burocratizzazione, maggiore flessibilità nelle scelte e negli investimenti in nuove tecnologie e in risorse umane, e soprattutto nessuna ingerenza politica dei partiti. D’altro canto, però, è più esposto alla vulnerabilità economica. In realtà, oltre a pubblico e privato, esiste una terza fascia di istituti, a cui appartiene ad esempio l’Istituto europeo di Oncologia, che sono no profit e quindi si basano sul diritto privato, ma per statuto reinvestono gli eventuali utili in ricerca e quindi non seguono una logica di profitto. La coesistenza e l’integrazione di pubblico, privato accreditato, e privato no profit è la caratteristica che rende eccellente il modello di sanità lombarda».
Qualche giorno fa, invece, si erano esposti l’Osservatorio sui Diritti dei Minori e l’Associazione Nazionale Sociologi che, nelle persone dei loro presidenti (il noto Antonio Marziale e Pietro Zocconali), avevano dichiarato: «La legge regionale sulle politiche per la famiglia pone la Regione Lombardia in testa a livello europeo in tema di tutela dell’infanzia in tutte le sue fasi, a partire dalla gestazione. L’elevato livello qualitativo dei reparti pediatrici disseminati sull’intero territorio regionale e la quantità e qualità di micronidi, nidi e asili operanti sul territorio – per un totale di 47.750 posti negli asilo nido, 2.441 nei micronidi, 1.134 nei centri per prima infanzia e 1.235 nei nidi famiglia, numeri da considerarsi in veloce espansione – a supporto della sempre più difficile conciliazione tra ruolo genitoriale e ruolo professionale, conferiscono alla Regione Lombardia un compito di salvaguardia degli standard italiani rispetto agli altri Paesi dell’Unione. Il merito di tale realtà è da riconoscersi indubbiamente ad un ventennio di politiche, che alla luce dei fatti non può che essere giudicato positivamente, da ricondurre al governatore Roberto Formigoni. È giusto e doveroso che Formigoni risponda alla giustizia come chiunque altra persona è tenuta a fare, ma non è giusto e puzza di bruciato il processo scatenatogli da un sistema mediatico aggressivo e velleitariamente sostitutivo delle istituzioni preposte, cioè la magistratura. Colpire un uomo politico che fa parlare di se più con i risultati che con le parole significa contribuire all’affossamento definitivo di una nazione già di per se sull’orlo del baratro e la società civile davanti a simile prospettiva, ha il dovere di non starsene zitta».
Una festa di tutta la Nazione
25/04/12 | news
Sono stato in corteo per le celebrazioni del 25 Aprile insieme all’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, nata a Milano nel 1947 su iniziativa di Enrico Mattei, e di cui faccio orgogliosamente parte. Ai fischi e all’intolleranza dei faziosi che negli anni hanno reso la Festa della Liberazione sempre più una ricorrenza ad excludendum, preferisco le parole di ieri del Capo dello Stato.
Il Presidente Napolitano ha richiamato a «riflettere sull’importanza del fondersi in uno stesso spirito di consapevolezza e di impegno unitario delle associazioni d’Arma, combattentistiche e partigiane. Ogni separazione e incomprensione è stata superata tra tutte le entità che hanno combattuto per l’Italia compiendo il proprio dovere fino all’estremo sacrificio: formazioni partigiane, unità delle vecchie e nuove Forze Armate, combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate, combattenti alleati, militari e civili passati attraverso le prove della prigionia e dell’internamento».
«Ma – ha aggiunto il Capo dello Stato – non solo in questi anni si è pienamente compiuta la giusta valorizzazione, per non breve tempo mancata, dell’apporto dei militari, in molteplici forme, alla Resistenza ; si è più in generale posto in piena luce il volto unitario di quella grande esperienza collettiva nazionale. Anche attraverso analisi e riflessioni critiche, e rimuovendo reticenze se non occultamenti della verità, si sono messi a fuoco momenti negativi o aspetti fuorvianti di un processo di altissimo valore ideale e morale, ma anche complesso e non esente da ombre. E si è lavorato tenacemente per liberare l’immagine e il volto della Resistenza dalle ferite di quel che fu anche guerra civile e dalle stratificazioni di ostilità e di odio di cui ancora rimanevano tracce. Così, il 25 aprile è diventata la festa di tutto il popolo e la Nazione italiana ; e nessuna ricaduta in visioni ristrette e divisive del passato, dopo lo sforzo paziente compiuto per superarle, è oggi ammissibile. Ringrazio perciò in modo particolare i rappresentanti in questa sala di tutte le parti politiche in seno alle istituzioni nazionali, (…). È una grande forza della democrazia il promuovere occasioni di unità tra tutte le forze politiche e sociali che si riconoscono in fondamentali valori comuni, quelli che si celebrano in una giornata come il 25 aprile, quelli che sono sanciti nella prima parte della Costituzione repubblicana».
Il potere non logora il pensiero di chi non lo ha
21/04/12 | news
Mentre il potere politico e mediatico di sinistra, chiuso nella sua autoreferenzialità, cerca l’assalto al governo di Regione Lombardia, la società civile esce allo scoperto e difende l’esperienza amministrativa di questi anni. La Confederazione Italiana Agricoltori e la Coldiretti esprimono solidarietà al Presidente Formigoni. Mario Lanzi di C.I.A oggi ha chiesto di «evitare speculazioni politiche che al sistema economico non interessano. Siamo preoccupati – ha sottolineato – perché Formigoni, che presiede il tavolo verde, é un punto di riferimento per le problematiche del settore agricolo e abbiamo bisogno di avere una figura istituzionale forte. Questo é un momento delicato». Anche Ettore Prandini, a capo della Coldiretti regionale, ha voluto ricordare che «Regione Lombardia ha avuto un ruolo importante, con gli anticipi del pagamento della Pac: constato che a livello nazionale é la Regione più efficiente».
Secondo il Movimento Cristiano Lavoratori di Milano, riunito a convegno provinciale «le accuse che investono Formigoni rischiano di distruggere il modello Regione Lombardia, cioé il primo se non l’unico laboratorio in cui viene applicata la dottrina sociale della Chiesa all’amministrazione pubblica». La magistratura deve fare il proprio dovere ma i media devono «distinguere – ha aggiunto in una nota – tra comportamenti imprudenti, di cattivo gusto o addirittura censurabili sul piano etico, da delitti che meritano la gogna pubblica e un nuovo passaggio elettorale». Il movimento parla di un «clima giacobino» che «nell’illusione di spostare il consenso da una parte politica ad un’altra, può soltanto delegittimare le istituzioni democratiche e smantellare anche quanto di buono é stato fatto in questi decenni». E questa é «la Regione – conclude il comunicato – dove i cattolici hanno dimostrato di saper governare in collaborazione con il mondo laico-liberale e federalista».
Più libertà scolastica fa bene anche allo Stato. E al bilancio
14/04/12 | news
(OMNIMILANO) Milano, 14 APR – Oltre due terzi, nelle primarie e per l’infanzia, la restante parte nelle secondarie di I e II grado, ma le scuole paritarie lombarde fanno risparmiare allo Stato oltre 1 milardo e mezzo di euro. È quanto emerge dai dati presentati da Agesc in occasione della 30esima marcia della scuola cattolica Andemm al Domm, organizzata stamani con arrivo in piazza Duomo alla presenza tra gli altri dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola.
Elaborando i dati Miur e dell’ufficio scolastico regionale, Agesc ha messo in luce che per gli alunni più piccoli la scuola paritaria fa risparmiare 5741 euro ad iscritto, e in Lombardia tra primarie e infanzia coloro che hanno scelto di non iscriversi ad una struttura statale sono quasi 200mila. La preferenza per le scuole paritarie emerge soprattutto per le scuole d’infanzia dove le paritarie accolgono il 57% dei piccoli frequentanti. Dalle primarie in poi, nelle scuole paritarie resta solo il 9% degli alunni totali lombardi: negli secondarie in totale non si raggiungono i 60mila. Se nel totale degli iscritti alle scuole in Lombardia le paritarie nell’anno scolastico appena 2011-12 hanno accolto il 18,4%, una tendenza opposta emerge tra gli iscritti agli istituti di istruzione e formazione professionale paritari che arrivano al 78%, con riferimento nell’anno scolastico 2010-11.
Sempre nello stesso anno è stato fotografato anche il panorama delle scuole cattoliche e di ispirazione cristiana presenti nel solo territorio della Diocesi di Milano: ve ne sono 1120, oltre la metà (753) di infanzia, per un totale di oltre 117mila alunni di cui 5366 stranieri. Gli insegnanti, categoria che, secondo l’Arcivescovo Angelo Scola “è molto sacrificata nel nostro paese”, in totale raggiungono quasi le 10mila unità, concentrati soprattutto nelle scuole di infanzia e in quelle secondarie di secondo grado.
PGT/ Pisapia serra le fila. Ma il problema resta la libertà
13/04/12 | news
«Le città sono veri motori di innovazione, alimentano la creatività, tirano fuori il meglio di noi per risolvere anche i problemi più difficili» (Edward Glaeser, il Trionfo della città).
Nel dibattito sull’approvazione definitiva del Piano di Governo del Territorio (PGT), presentato dalla Giunta Moratti modificato da Pisapia, la citazione di Glaeser offre uno spunto interessante. Il soggetto della frase sono le città, non l’ente “Comune”. È l’essere relazionale della persona che «tira fuori il meglio di noi», non le ordinanze o le delibere di una amministrazione. E ancora una volta la differenza la fa la concezione di bene comune, che non è il bene del Comune. Esso non è prodotto da chi amministra una città. È il bene di tutti e di ciascuno. È qualcosa che va sorpreso in atto e non pianificato dall’alto di uno scranno istituzionale, perché riguarda la libera iniziativa delle persone, singole e associate.
Ci sono almeno tre punti delicati in cui tutto questo si gioca: il piano dei servizi, il principio di perequazione e compensazione e i mutamenti delle destinazioni d’uso.
Piano dei servizi. Nel PGT del centrodestra era ispirato al pincipio di sussidiarietà. La mappatura dei servizi comprendeva sia quelli pubblici che quelli privati, perché per chi esprime un bisogno un servizio è un servizio, indipendenmente da chi lo eroga. Inoltre, con un uso intelligente degli indici di edificazione, si generavano le condizioni perché i privati che investivano in un area portassero con sé un servizio per il quartiere. Ora il meccanismo rischia di essere più ingessato ed è il Comune che indica agli operatori cosa devono fare.
Perequazione. A tutte le aree veniva dato un valore edificatorio uniforme, prescindendo dall’effettiva possibilità di costruire sulla singola proprietà, ma prevedendo la possibilità di trasferire quel diritto. Ciò non solo recepiva un suggerimento della Corte Costituzionale (sent. n. 179/1999), ma aveva una duplice finalità: garantire l’uguaglianza delle proprietà fondiarie; acquisizione di aree da parte dell’ente pubblico evitando il ricorso all’espropriazione e compensando i proprietari dell’area di interesse da parte del Comune. Un esempio concreto al riguardo era costituito dal Parco Sud: con l’attribuzione del diritto edificatorio perequato si consentiva ai numerosi attuali proprietari privati delle aree il trasferimento delle volumetrie in cambio della cessione al Comune, in vista della realizzazione per l’Expo 2015 del più grande parco agricolo d’Europa capace di portare la ”campagna in città”. La sinistra, per quanto ambientalista, ha cancellato questa attribuzione. Il rischio è quello di perdere questa grande aree verde, con la certezza che se si vorranno perseguire quegli obiettivi di interesse pubblico, il Comune dovrà far sborsare a tutti i cittadini non pochi soldi.
Mutamenti destinazioni d’uso. L’articolo 5 del Piano delle Regole del PGT targato Moratti sanciva: «Le destinazioni funzionali sono liberamente insediabili, senza alcuna esclusione e senza una distinzione ed un rapporto percentuale predefinito». Oggi la norma viene modificata in senso più vincolistico, differenziando in base all’ampiezza dell’area. Così si rende più complesso e macchinoso il cambio di destinazione d’uso da funzioni produttive ad altre funzioni urbane.
Pisapia ieri ha serrato le fila della sua maggioranza, invitando a votare in fretta il PGT per sventolarlo quale grande risultato in occasione delle prossime elezioni amministrative, che si terranno in molti comuni della provincia. Scelta legittima. Tuttavia quello propagandistico non può essere l’unico criterio per approvare definitivamente il PGT che disegna la nuova Milano da qui al 2030. C’è in ballo dell’altro. Infatti, quando si tende a complicare la norma e a stabilire con vincoli cosa e come si deve fare, avviene quella inversione per cui l’uomo è fatto per la legge e non la legge per l’uomo
Rassegna – 13 Aprile
13/04/12 | rassegnadi Alvise Losi, da Libero.ed. Milano
di Daniele Ciacci, da Tempi.it
Rassegna – 30 Marzo
30/03/12 | rassegnadi C. Arena, da Avvenire-ed. Milano
di Tiziana Lapelosa, da Libero-ed. Milano
di Davide Comunello, da DNews-ed. Milano
Nella Milano dell’Expo 2mila tonnellate e mezzo di cibo buttate sono troppe
29/03/12 | news
Dopo i dati diffusi questa mattina da Milano Ristorazione, non si può non dire che 143 tonnellate di cibo buttate ogni 3 settimane sono intollerabili per la città sede dell’Expo sul tema della nutrizione. Parliamo grosso modo di 2mila tonnellate e mezzo di sprechi alimentari all’anno. Sia chiaro, non si tratta di individuare capri espiatori e responsabili, anche se oggi é lo sport che va per la maggiore. Si tratta di riflettere tutti insieme sul fatto di accettare o meno qualcosa che stride col senso comune e con la mission che Milano ha da qui al 2015, riassunta bene nel titolo dell’Expo: “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Il mio invito alla sinistra e a Palazzo Marino é quello di chiedersi se non sia più utile mettere da parte discorsi ideologici sull’educazione alimentare, tutti tesi spesso a diffondere una cultura multiculturalista con i menù etnici nelle scuole, e cercare di connettere di più il mondo dell’istruzione con le straordinarie realtà religiose e laiche che recuperano le eccedenze e le redistribuiscono ai più bisognosi tramite i loro circuiti di mense e centri d’accoglienza diffusi sul territorio.





