News

I Comuni di Milano e Brescia «sono convinti che la rivisitazione della governance sia un passaggio strategico per ulteriore miglioramento performance aziendali». Lo ha detto Maurizio Baruffi, capo di gabinetto del Comune di Milano, nel suo intervento all’assemblea A2A, del 13 giugno scorso, con cui il 13 giugno scorso, si è dato l’addio alla governance duale.

Il passaggio al sistema “monistico”, oltre che rispondere all’esigenza di ridurre i costi della governance, renderà «più efficiente dal punto vista operativo l’azienda e le consentirà di sviluppare nei prossimi anni un’azione più forte dal punto di vista industriale e di muoversi verso nuove aggregazioni specialmente nel territorio lombardo». Baruffi ha sottolineato che «il modello dualistico ha avuto il merito di congiungere due realtà diverse in un polo forte che è un orgoglio per paese». Ora però sono trascorsi diversi anni e «c’è stata un’ integrazione delle strutture» e per questo i Comuni «hanno deciso di dare il via a questa riforma dello statuto», con l’ adozione del Cda e «di una figura di un unico capoazienda individuato nell’amministratore delegato all’interno del cda».

A fronte del rischio di una richiesta di risarcimento da parte dei vertici uscenti, dovuta al fatto che la loro scadenza naturale sarebbe stata tra un anno e che il cambio di governance non costituisce una giusta causa di licenziamento, Baruffi si è affrettato a riconoscere a Graziano Tarantini, presidente del consiglio di gestione aziendale, e ai consiglieri uscenti «un comportamento leale» e la capacità di portare «buoni risultati».

Effettivamente è su questi “buoni risultati” che rischia di cadere l’asino. Infatti, si cambia se qualcosa non ha funzionato: la gestione uscente ha ridotto l’indebitamento a aumentato la redditività in Borsa. Il cambio, allora, appare più come una necessità da spoils system, dettata cioè dal fatto che la sinistra ha conquistato le due amministrazioni socie di maggioranza di A2A, più che un rilancio vero dell’azienda.

Fa ridere la retorica arancione sulla riduzione dei costi. Infatti Baruffi e Pisapia devono spiegare come stanno insieme il risparmio di qualche emolumento nel Cda della nuova A2A con il concreto rischio di un salato risarcimento per una ingiustificata cessazione anticipata di carica. Ma soprattutto devono spiegare anche quanto è costato all’azienda e alla città un anno di immobilismo dovuto ad annunci a mezzo stampa dati fin dall’autunno scorso sui cambi ai vertici.

La Giunta della sobrietà e della morigeratezza, che con l’ultimo bilancio di previsione in discussione in aula in questi giorni segna un +14% di spesa corrente, dedichi anche una riflessione su cosa abbia comportato per il secondo colosso energetico nazionale annunciare ad ottobre del 2013 il cambio di vertici aziendali e concretizzarlo a giugno 2014, con la conseguente delegittimazione di quelli in carica fino a qualche giorno fa.

Matteo Forte

Comments are closed.