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FB_IMG_1631094817451Si è chiusa domenica 5 settembre la due giorni di Festa Popolare organizzata dalla lista “Maurizio Lupi – Milano Popolare” presso il Parco di Chiesa Rossa, nella zona sud della città. È stato un susseguirsi di incontri, relatori e cittadini, culminato con un’intervista di Nicoletta Prandi (Radio Lombardia) al candidato sindaco del centrodestra Luca Bernardo e al primo cittadino di Genova Marco Bucci. Hanno preso parte anche gli esponenti nazionali e locali di Noi con l’Italia: dagli onorevoli Maurizio Lupi ed Alessandro Colucci ai regionali Luca Del Gobbo e Raffaele Cattaneo.

La giornata più intensa è stata sicuramente sabato 4 settembre, con ben cinque momenti di dialogo e confronto (tra i quali la presentazione dei candidati ai Municipi coordinata dal Presidente del n. 5 Sandro Bramati che corre per la riconferma), culminati poi con la serata di musica e balli. I lavori si sono aperti la mattina affrontando con Antonio Cattaneo (senior partner di Deloitte) il tema delle risorse europee del Pnrr e più in generale della sostenibilità. In particolare Regina De Albertis (presidente Assimpredil-Ance), ha spiegato come lo sviluppo immobiliare, grazie anche all’impegno dell’associazione di categoria dei costruttori, attiva le risorse economiche per dare qualità ambientale e sociale alla rigenerazione, in vista di una crescita davvero sostenibile. A esemplificare questa opportunità, Alessandro Maggioni di Federabitare ha raccontato come con il 25% di risorse regionali le cooperative hanno realizzato 100 nuovi appartamenti a costi sociali nel quartiere Stadera. Quest’ultimo, in particolare, non solo è un esempio di sussidiarietà, ma anche di come le risorse pubbliche per non essere sprecate devono essere impiegate a mo’ di effetto leva. Lo ha ribadito Gianni Verga, del Collegio degli architetti, ricordando come da assessore all’urbanistica ereditò una politica impostata da Maurizio Lupi, durante il primo mandato Albertini, che generò 40 miliardi di investimenti privati sulla città, contribuendo a disegnare il volto nuovo di Milano che oggi tutti conosciamo. Sempre nell’ambito della sostenibilità il tema di una città smart è stato affrontato invece da Andrea Del Corno dell’ordine degli avvocati (e candidato con Milano Popolare) e Stefano De Capitani (presidente Municipia), che ha sottolineato quanto occorra un masterplan per la digitalizzazione dei servizi pubblici (trasporti, raccolta rifiuti, ecc) in grado di attrarre così anche nuovi investimenti privati.

FB_IMG_1631094804064Sul fronte del lavoro e di una ripartenza della vita economica della città abbiamo provato a superare la visione che vede solo da una parte il pubblico e dell’altra il mercato. Per intenderci, non può esistere il Comune che, come ha detto Sala, internalizza nuovamente i servizi per assumere più persone e offrire al mercato un esempio da seguire – come ha preteso fare di recente con MM. Bisogna inseguire un modello di economia civile, che superi l’alternativa unica tra pubblico e privato profit aprendosi anche al contributo del privato sociale e del Terzo Settore, come ha sottolineato la portavoce del Forum Rossella Sacco. Per esempio, anziché assumere sotto elezioni centinaia di persone, Palazzo Marino farebbe meglio a promuovere con le imprese una contrattazione locale in deroga che apra al privato sociale il mercato del welfare aziendale, generando nuova occupazione, nuovi servizi e facilitando la conciliazione lavoro-famiglia, rivitalizzando così quelle relazioni industriali che sono il cuore del mondo del lavoro, come ricordato da Daniel Zanda della Cisl. Il Terzo Settore e l’impresa sociale effettivamente esprimono quella soggettività della società, di cui parlava Giovanni Paolo II, che il pubblico deve riconoscere. È così che il docente di sociologia della Cattolica, il prof. Luca Pesenti, ha annunciato un coordinamento con il Ministero della Salute per coinvolgere realtà del non profit, come per esempio il Banco farmaceutico, anche nel Pnrr. Infatti gli enti del Terzo Settore non possono essere buoni solo per sistemare degli immobili del demanio che poi il Comune si riprende per fare cassa, disconoscendo la loro strumentalità al servizio pubblico a tutti gli effetti reso da cooperative e non profit, come si è rischiato avvenisse al Corvetto con la straordinaria realtà di Nocetum. In questo senso anche il welfare va ripensato superando la logica del bando a progetto per andare verso l’accreditamento dei servizi, siano essi prestati da soggetti privati profit o non profit. E i cittadini devono essere liberi di scegliere tra una pluralità di offerte quelle che meglio rispondono ai loro bisogni. Da questo punto di vista la “città a 15 minuti” prospettata da Sala – oltra a somigliare molto a quella del lockdown, durante il quale non si potevano superare i 200 m da casa – favorisce solo la standardizzazione e non la personalizzazione dei servizi. Da qui anche l’appello di Marco Barbieri (Confcommercio), in rappresentanza di una delle categorie più colpite dalla crisi, a ricordarsi sempre dell’importanza dei corpi intermedi, senza la mediazione dei quali in questi mesi probabilmente avremmo conosciuto rivolte e violenze.

Quello raccontato fin qui è il metodo anche per promuovere quell’alleanza educativa e quelle reti tra soggetti diversi nei quartieri che possono strappare i giovani dalla dispersione scolastica, dalla strada e dalle dipendenze: di questo si è parlato nel pomeriggio con suor Anna Monia Alfieri, Pietro Farneti di Fondazione Eris e Diego Montrone di Galdus.

Di grande rilievo è stato anche l’appuntamento sull’attualità con l’ex ministro della difesa, Mario Mauro, l’antropologa portavoce del Forum dei musulmani laici, Maryan Ismail, il giornalista Alberto Giannoni e il consigliere comunale di Milano Popolare Matteo Forte. Partendo dal ritiro dell’occidente dall’Afghanistan e dal mutato scenario geopolitico, con la pressione di nuovi profughi sulle frontiere dell’Europa, quanto raccontato ha reso molto chiaro il nesso tra ciò che succede sullo scenario mondiale e quello che accade nei quartieri delle nostre metropoli. Decidere, come amministrazione locale, quale tipo di islam legittimare e quali luoghi di culto riconoscere significa, per esempio, evitare che i profughi che scappano dal regime dei talebani siano accolti in strutture o centri di preghiera che sostengono proprio quelli da cui gli afghani fuggono. Significa quindi lavorare per una possibile convivenza e la pace nelle nostre comunità.

Matteo Forte

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