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Nell’ultima settimana sono giunti nelle stazioni ferroviarie di Rogoredo, Garibaldi e Centrale centinaia di stranieri sbarcati a Sud e “indirizzati” alla volta del capoluogo lombardo dalle prefetture del mezzogiorno. È chiaro che la non tempestività nell’informare le città di destinazione da parte di funzionari dello Stato è indubbiamente una grave responsabilità che necessita chiarimenti. Tuttavia una classe politica non all’altezza della situazione, come al solito, sta perdendo tempo nel rinfacciarsi responsabilità ed errori. L’assessore alle politiche sociali Majorino dice che è tutta colpa di Alfano e del Viminale. Gelmini e colleghi di Forza Italia dicono che è tutta colpa di Pisapia e del governo Renzi se Milano vive questa condizione. Come spesso accade, anche se la campagna elettorale si è conclusa da poco, i più non si risparmiano nel tentativo di strappare uno straccio di consenso, sempre più eroso dall’astensionismo e dalla protesta grillina, sull’onda delle emergenze.

Se nei primi 6 mesi dell’anno siamo quasi a quota 50 mila sbarchi non è colpa del governo. Né del “traditore” che siede al Viminale. C’è un semplice dato che sfugge agli amanti del piccolo gioco ideologico dell’alternativa unica (centrodestra vs centrosinistra): la primavera araba e l’instabilità generale che ne è seguita. Quando nello stesso periodo circa 120 sbarchi su oltre 140 hanno come provenienza la Libia, c’è da chiedersi cosa stia avvenendo lì.

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Matteo Forte

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