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La discussione in aula sul dimensionamento delle autonomie scolastiche, con il passaggio dagli attuali 88 ai 74 istituti comprensivi approvati ieri, si è chiusa con i 26 voti a favore della maggioranza e i 10 contrari dell’opposizione. Come sempre il Consiglio Comunale ha dovuto votare con la pistola puntata alla tempia. Circa un anno fa il Miur (13 Dicembre 2011), su richiesta della Conferenza Stato-Regioni (7 Ottobre 2011) - e non certo per un odg votato dalla sinistra a Palazzo Marino il 3 Novembre 2011 -, ha prorogato di un anno la scadenza per presentare il Piano di dimensionamento, inizialmente previsto per il 31 Ottobre 2011. Regione Lombardia ha fatto suo il termine del 31 Ottobre 2012 con delibera n. 3744 dello scorso 11 Luglio. Il Piano portato in aula ieri è stato licenziato dalla Giunta Pisapia solo il 19 Ottobre scorso. Perché questo ritardo?

Perché arriviamo in aula ora? Perché dovremmo approvare a cuor leggero un Piano in cui si vengono a formare autonomie composte addirittura da 1837 alunni? Non c’è una buona ragione per farlo. E la Giunta non può scaricare la responsabilità su Regione Lombardia, perché l’allegato alla delibera regionale di Luglio dice espressamente che “gli istituti comprensivi preesistenti dovranno comunque garantire il rispetto dei parametri definiti dai commi 5 e 5 bis dell’art. 19 del DL 98/11 (600 alunni in pianura e 400 nelle aree montane e nelle piccole isole)”. Il Piano predisposto dalla Giunta Pisapia comprende per la maggior parte istituti che superano di gran lunga quella soglia. Del resto bastava chiedere all’Ufficio Scolastico la lista di quelli sottodimensionati presenti in città,  comprende 7 autonomie. Tuttavia di queste 7 sottodimensionate il Piano del Comune ne considera solo 5 e dimentica l’istituto Pasquale Sottocorno e il Primo Levi. Perché questi ultimi due non vengono dimensionati ed altri istituti che non ne hanno l’esigenza sì?

Ad ogni modo la mia contro-proposta era semplicissima: si approvino le autonomie dimensionate che comprendono i 5 istituti considerati sottodimensionati dall’Ufficio Scolastico Regionale (le Primarie Radice e Locatelli, rispettivamente con 335 alunni e 564, la Quasimodo con 487 iscritti, la Rinascita con i suoi 354 e quella di via Vivaio con 226 alunni), poiché con la scadenza del 31 ottobre rimangono sprovvisti di dirigente scolastico; si stralcino le 19 autonomie che già superano la soglia prevista da Regione Lombardia dei 600 alunni, ma si apra un tavolo tecnico permanente per valutare quelle che presentano fondati motivi di una futura esposizione ad un sottodimensionamento.

Il Consiglio ha approvato un emendamento di un consigliere del Pd che proponeva l’eliminazione della proposta di autonomia n.10 (con l’accorpamento di istituti per 1271 alunni) ed il mantenimento della situazione attuale (i.c. Cinque Giornate con 687 alunni e l’i.c. Morosini con 646). A dimostrazione che le mie argomentazioni e la mia proposta erano fondate e ragionevoli. Il primato della logica avrebbe voluto che anche le altre 19 autonomie proposte dal Piano della Giunta avrebbero dovuto seguire la stessa sorte preferendo lasciare la situazione attuale inalterata, come da me proposto. Ha prevalso invece il primato dell’appartenenza politica: siccome l’emendamento portava la firma delle opposizioni, la maggioranza l’ha respinto.

Ora però la sinistra si assuma le sue responsabilità e la finisca di prendere scelte addossando la colpa a chi c’era prima o ad altre istituzioni “non amiche”. Le scelte politiche fatte sono fatte. Risponda di questo.

Matteo Forte

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