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Forte-foto-parlano-chiaro.-Pd-non-neghi-presenza-fondamentalisti-islamici-in-sue-liste-1Si torna a parlare dell’esperimento fatto dalla Prefettura di Torino come di un modello da esportare. Si tratta di concedere permessi di soggiorno temporanei ai richiedenti asilo che hanno ricevuto un diniego dallo Stato per quanto riguarda il diritto alla protezione internazionale. La condizione è che nel frattempo abbiano trovato un lavoro. Si tratta nei fatti di una sanatoria nei confronti di migranti economici entrati illegalmente in Italia. Anche il Comune di Milano si sta muovendo per chiedere questo tipo di intervento. Ecco perché lo ritengo sbagliato e propongo il rimpatrio assistito. Ne ho scritto su La Verità di sabato scorso. Buona lettura!

Nel periodo estivo si fa sempre “caldo” il tema dei migranti. Un po’ perché negli ultimi anni coincide con quello in cui aumentano gli sbarchi sulle nostre coste. Un po’ perché quest’anno il Pd ha sentito l’urgenza di calendarizzare la proposta di legge sullo ius soli. Come ha segnalato anche La Verità, nel dibattito di questi giorni si affaccia pure l’idea di Emma Bonino di introdurre nella normativa i cosiddetti permessi di impiego facili: se un richiedente asilo ottiene un diniego, ma nel frattempo ha trovato lavoro, riconosciamogli il diritto di rimanere sul nostro territorio. Si tratta di fatto di una sanatoria per tutte le persone che non hanno diritto a nessuna forma di tutela internazionale, perché migranti economici. Si pensi che nel solo mese di giugno, su 6.576 casi esaminati, ben 3.798 hanno ricevuto un diniego. Si tratta del 58%. E parliamo solo degli stranieri cui lo Stato riesce a dare una risposta, a fronte di un fenomeno complessivo che ha visto già nei primi sei mesi del 2017 85.209 migranti sbarcare in Italia, segnando un incremento di oltre il 9% rispetto allo scorso anno. A Milano siamo arrivati ad accoglierne circa 6 mila. Grossomodo il doppio rispetto al 2016. Con i risultati raccontati anche dalla stampa: ormai sono una cinquantina le persone che dormono fuori dalla Stazione Centrale, perché cresce lo scarto tra la capacità di capienza e le presenze fisiche. In zona Maciachini è stata sgomberata una scuola con 120 richiedenti asilo che la usavano come dormitorio. Una crescita di presenze che non solo mette a dura prova le strutture allestite per l’emergenza, ma anche i piani previsti dall’amministrazione per i senza tetto nei mesi invernali: chi ha un foglio di via, ma paradossalmente anche chi ha diritto alle tutele e per questo viene allontanato dai centri di prima accoglienza, rientra dalla finestra come clochard. È del tutto evidente che l’approccio deve cambiare. Anche a livello locale. Occorre passare dalla “rincorsa” degli sbarcati, fatta da chi ricerca spasmodicamente “posti” da aumentare, ad un governo ragionevole del fenomeno. Gli appelli al buon cuore non bastano più. E invece di pensare a forme di sanatoria permanenti sarebbe meglio attuare leggi esistenti. Un decreto del Ministro dell’Interno del 27 ottobre 2011 detta linee guida per l’attuazione dei programmi di rimpatrio assistito, un istituto giuridico su cui anche l’Europa sta pestando l’acceleratore destinando risorse comunitarie. Sono programmi rivolti proprio a vittime di tratta, cittadini stranieri che non soddisfano le condizioni per la protezione umanitaria o sono destinatari di provvedimenti di espulsione o di respingimento. Possono essere «promossi ed attuati dal Ministero» insieme ad enti locali e organizzazioni del terzo settore attive nelle cooperazione internazionale. Milano può fare rete con i 106 consolati presenti e la straordinaria realtà del privato sociale per organizzare i trasferimenti e sviluppare progetti di reinserimento socio-economico nei paesi d’origine. Basta uscire dall’alternativa unica razzisti/buonisti. E tornare alla politica.

Matteo Forte,

Consigliere comunale a Milano

Matteo Forte

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