News

Untitled design (3)Milano, 16 mag – (Nova) – Il Consiglio comunale di Milano ha approvato, con 27 voti favorevoli, un contrario e quattro astenuti, un ordine del giorno, a prima firma dei consiglieri dem Michele Albiani, Carmine Pacente e Angelo Turco, che invita la giunta a “proclamare la Città di Milano come zona di libertà per le persone lgbtq+, sull’esempio della risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2021 sulla proclamazione dell’Unione europea come zona di libertà per le persone lgbtq+, e d’impegnarsi a favore di politiche pubbliche volte a promuovere e tutelare i diritti delle persone lgbtq+, da un lato, e a sanzionare esplicitamente i meccanismi di discriminazione strutturale”. L’odg era stato presentato e votato in aula già giovedì scorso ma, nonostante alcune modifiche su suggerimento delle opposizioni, in particolare di Fratelli d’Italia, queste ultime avevano lasciato l’aula al momento del voto, facendo cadere il numero legale, viste le assenze che già c’erano tra i banchi della maggioranza. L’obiettivo dell’ordine del giorno, ha spiegato in aula Albiani giovedì, è quello di “contrapporsi alle aree lgbt free polacche e ungheresi e confermare la vicinanza del Comune ai propri cittadini arcobaleno”. “Milano – ha aggiunto Albiani – è la prima città a fare questo, perché è la città con la più grande comunità arcobaleno in Italia, e a dimostrazione di questo, nei luoghi istituzioni nello scorso ottobre sono state elette il maggior numero di rappresentanze della comunità arcobaleno”.

L’ordine del giorno conteneva, in origine, anche diretti riferimenti al ddl Zan, rimossi poi di comune accordo con l’opposizione, come anche una condanna rivolta ai governi di Polonia e Ungheria per il fenomeno delle zone “lgbt free”, sostituita con una più generica condanna ai governi europei che discriminino la comunità arcobaleno. Nonostante le modifiche, però, l’opposizione oggi ha preferito astenersi, come nel caso dei gruppi di Lega e Forza Italia, o non partecipare al voto, come fatto da Fratelli d’Italia. Unico espressamente contrario invece è stato Matteo Forte, di Milano Popolare, secondo il quale “si tratta di una decisione uguale e contraria a quelle di Polonia ed Ungheria e che concepisce la convivenza come un insieme di recinti giustapposti l’uno all’altro”.

Nella stessa giornata il Consiglio comunale ha approvato, con 27 favorevoli due contrari e tre astenuti, una mozione a prima firma del consigliere del Pd Monica Romano che impegna il sindaco e la giunta a “istituire il Registro per il riconoscimento del genere di elezione” e “favorire – nel limite delle loro competenze – l’esercizio del diritto di voto da parte delle persone transgender”. La mozione, ha spiegato Romano, punta a garantire che le persone transgender possano presentarsi davanti a un ufficiale di stato civile del Comune e dichiarare un’identità di genere diversa da quella anagrafica, senza passare da perizie psichiatriche e altre lunghe procedure, così da vederla poi riconosciuta sui documenti di competenza comunale, dalle tessere Atm a quelle bibliotecarie e sportive. “Questa è una vittoria storica – ha affermato Monica Romano dopo la votazione della mozione. E’ il primo registro di genere istituito in Italia in cui non verranno richieste a queste persone perizie psichiatriche frustranti”. “Abbiamo già parlato con Atm e si sono dimostrati più che disponibili, e c’è proprio una rete di partecipate con cui faremo una commissione dedicata”, ha poi aggiunto il consigliere Dem Diana de Marchi, firmataria e promotrice insieme a Romano della mozione. A beneficiare della mozione, ha poi sottolineato Romano, saranno anche i dipendenti comunali, che potranno veder riconosciuta la propria identità di genere sui badge personali. L’obiettivo, al di là degli effetti concreti, è però anche quello di “pungolare la politica nazionale perché si attivi, perché sono 40 anni che aspettiamo una legge per il diritto di cittadinanza”.

Il percorso, ha infine spiegato Romano, andrà avanti, per trovare delle risposte “tecniche giuridicamente accettabili. Verrà istituito un percorso ad hoc che però sarà rivolto al cittadino e non più al paziente transgender, e per me questo fa una grande differenza”. La mozione, firmata anche dall’ex candidato sindaco per il centrodestra Luca Bernardo, si è scontrata in aula con le perplessità del resto dell’opposizione, esposte in particolare dal capogruppo di Fratelli d’Italia Riccardo Truppo e da Matteo Forte di Milano Popolare. “Stiamo creando una catena di illegalità non solo noi, ma anche per chi dovrà lavorare a questo registro e mettere in atto la mozione”, ha affermato Truppo, definendo la mozione “contra legem” e sottolineando come non ci sia una legge nazionale di riferimento per istituire il registro proposto dal documento. “Mentre nel caso di unioni civili e biotestamento ero contrario al contenuto, su questo non sono contrario a priori, anche perché si tratta di anticipare ciò che già la legge prevede col cambio di sesso. Il tema di diritto però rimane. Infatti la mozione propone che un privato cittadino con atto notorio si presenti davanti ad un pubblico ufficiale del Comune, il quale è tenuto a prendere atto che il signor Mario Rossi è in realtà Maria Rossi e a mantenere con esso un patto di riservatezza“, ha aggiunto Forte, sottolineando come la mozione non si possa appoggiare su alcun binario giuridico.

Matteo Forte

Comments are closed.