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image(OMNIMILANO) Milano, 18 LUG – Una commissione di lavoro presieduta dal vicesindaco Anna Scavuzzo e composta da due consiglieri di maggioranza e due di opposizione. Con il compito di censire tutti i luoghi di culto in citta’ e convolgere “tutte le comunita’ musulmane in un lavoro di vera integrazione”. E’ la prima delle proposte indirizzate alla maggioranza, alla giunta e al sindaco Giuseppe Sala oggi dal capo dell’opposizione a palazzo Marino Stefano Parisi insieme con l’antropologa Maryan Ismail e con Matteo Forte, consigliere comunale di Milano popolare, in conferenza stampa in comune sul tema dell’integrazione e della realizzazione di nuove moschee in citta’. “Abbiamo deciso di unire le forze – ha detto Parisi spiegano la collaborazione con Ismail e Forte – e proporre a consiglio comunale, giunta e sindaco un programma di lavoro. Non vogliamo fare una opposizione tout court ma proporre politiche alternative”. Secondo i proponenti, la commissione dovrebbe essere composta anche da “due esperti” ed essere il soggetto istituzionale chiamato a interfacciarsi con la prefettura per il censimento dei luoghi di culto attualmente presenti in citta’, per “legittimare quelli che si muovono nella legalita’”, ha spiegato Forte. Suo compito, incontrare “tutte le comunita’ islamiche” milanesi e redigere con loro un documento, sulla scorta della “Carta dei valori” del 2007, che le impegni in un lavoro di reale integrazione, promuovendo percorsi di formazione civica per gli imam sulle leggi italiane e il diritto di famiglia – ha spiegato Forte – per evitare imam fai-da-te e tutelare soprattutto le parti più deboli come il mondo femminile”. I tre propongono anche un secondo organismo, una “Unita’ specializzata nella contro-radicalizzazione”, formata da esperti, psicologi, mediatori culturali e agenti con formazione nell’antiterrorismo, in aiuto a operatori scolastici, sociali, carcerari nell’affrontare situazioni “borderline” a rischio. “Oggi stesso – ha detto Parisi – faremo una lettera a prefetto e sindaco incitandoli ad avviare questo processo”.

Si chiama “Associazione Forum delle idee e del confronto“, invece, quella che Parisi, Ismail e Forte vogliono costituire per discutere con i rappresentanti di tutte le comunità religiose cittadine i temi dell’integrazione e della convivenza. “Nell’affrontare il problema l’ipocrisia e le omissioni sono il rischio peggiore, e a livello urbano è necessario prendere alcune iniziative”, ha detto Parisi: “non bisogna farci governare dalle associazioni che hanno più soldi. Nell’ambiguità del multiculturalismo sbaglieremmo. E’ una emergenza mondiale che va affrontata con la schiena dritta e parole chiare”. Sulla moschea “Sala in campagna elettorale diceva ‘campa cavallo’, ma ora anche lui ha deciso di ripartire da capo. Vuol dire che i ragionamenti servono, ci si accorge che non tutto quello che dicevamo era sbagliato”. Per Parisi innanzitutto, ha ribadito che “la possibilità di tracciare i finanziamenti dai promotori delle moschee deve essere una previsione di legge. Finche’ non c’e’ una legge in Italia su questo punto, a Milano bisogna stare fermi” sulla realizzazione di moschee, altrimenti “chi ha piu’ soldi vince e sappiamo che sono paesi come il Qatar, che finanzia la Fratellanza musulmana. Chiediamo a sindaco e giunta di esprimersi con parole chiare su questo punto, come facciamo noi. Sappiamo che anche in maggioranza ci sono sensibilità diverse, e questo appello lo rivolgiamo a tutti. E’ questa una iniziativa che io personalmente voglio promuovere: con Ismail e Forte siamo una cooperativa che lavora in questa direzione”.

Per Ismail e’ positivo “il tavolo con le comunità religiose avviato al Viminale, religiose, con Alfano si sta intraprendendo un percorso di costruzione di un patto fra Stato italiano e comunità islamiche che e’ una possibilità di salvezza per la nostra religione” perche’ “c’e’ una parte ricca politicizzata e una maggioranza di fedeli che nulla hanno a che vedere con l’ideologia e che non ha voce”. Da Parisi “ho ricevuto un invito all’indomani della mia lettera e Renzi e lo accolgo volentieri. La situazione di oggi mi ricorda quella con la vicesindaco Guida nel 2011: allora siamo stati esclusi, le comunita’ senegalese e somala non sono state neanche al tavolo, e Guida incontrava una organizzazione ben strutturata, il Caim, che ha chiesto spazio al Pd e oggi ha una consigliera eletta in comune a parlare di moschea. Se la volontà politica e’ questa, cerchiamo di cambiare strategia: serve che ci si alzi in piedi a dire che l’islam siamo noi e il sindaco ci deve guardare”. La nuova Associazione dunque “laicamente comprende tutte le anime dell’islam, che non hanno una posizione politica: le tensioni ideologiche che stanno sconquassando le comunita’ islamiche non devono entrare dentro una moschea. Islam e politica non possono andare insieme, torniamo a un islam spirituale”.

Per Forte il tema della moschea “non e’ rubricabile come questione di mera urbanistica. Partecipo a questa iniziativa portando il contributo del lavoro di 5 anni e provando a costruire un approccio politico diverso da quello della sinistra, che relega la dimensione religiosa a un aspetto soggettivo, per cui le feste di Natale diventano del ‘Bianco Inverno’e dall’altra legittima un confessionalismo politico. Si deve riconoscere la cittadinanza a una dimensione sinceramente religiosa”.
Da qui le “proposte concrete”, presentate oggi. Con il censimento delle moschee attuali “vogliamo che si abbia una mappa completa di quello che c’e’. Non e vero – ha detto Parisi – che piuttosto che i sottoscala sono meglio le moschee. Esistono realta’ che possono essere assolutamente riconosciute o si rischia di fare di tutta l’erba un fascio. Andro’ a trovare sindaco e prefetto per questo”.

Matteo Forte

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