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forte-in-comune«No al modello Cina anche a Milano» hanno dichiarato gli esponenti di Milano Popolare. L’occasione è stata offerta oggi da una conferenza stampa indetta su zoom per presentare la proposta di delibera di iniziativa consiliare con allegato un Piano per l’emergenza Covid-19 denominato “Milano riparte”. Il titolo dell’allegato, come spiegato dai promotori, «è un voluto riferimento allo slogan della prima campagna elettorale di Gabriele Albertini, dalla quale effettivamente prese avvio la ripartenza della città dopo gli anni bui di Tangentopoli». «La nostra città non è Wuhan: non dobbiamo vedere i corpi intermedi come minaccia al potere centrale. Per questo motivo abbiamo pensato ad un Piano costruito da un lato sulla necessità di passare dall’accentramento al coordinamento delle diverse iniziative messe in campo da una pluralità di attori, dall’altro su quella di rendere più dinamico il mercato di capitali in vista della ripresa economica e sociale» ha spiegato il firmatario della proposta di delibera Matteo Forte, capogruppo a Palazzo Marino.

Sulla necessità di coordinare meglio e di più ciò che già c’è e opera in città è intervenuto il Presidente del Municipio 5, Alessandro Bramati. Ricordando altresì l’iniziativa dalla sua giunta, con cui ha messo a bando 50 mila euro per soggetti della Grande distribuzione che forniscono tessere alimentari per l’acquisto da parte delle famiglie della zona e «andando così a intercettare fasce della popolazione in questo momento escluse da altre misure», il Presidente Bramati ha illustrato la proposta di riattivare la Conferenza dei Sindaci con Ats per coordinare tutto il comparto della domiciliarità e avviare concretamente quella necessaria integrazione tra il sociale e il sanitario. «Lo strumento è già attivo dal 2016 ed è istituito dalla legge 23 della Regione e di cui Sala è presidente – ha spiegato Bramati –. Nei lavori che si sono svolti fino all’anno scorso, perché poi la Conferenza si è bloccata, si era ragionato sia sulla telemedicina che sulla connessione di banche dati, come l’anagrafe comunale e quella regionale dedicata ai dati sanitari. Ciò avrebbe permesso una connessione inter-istituzionale, secondo me molto virtuosa, su competenze diverse ma che sui territori si incrociano. Si tratta di uno strumento che anche in questa fase, senza polemiche, avrebbe potuto costituire un punto di sintesi per quel che riguarda la verifica della situazione nelle Rsa».

«La vivacità di risposta del territorio è molto più ampia e rispondente ai bisogni di quello che un Comune in proprio potrebbe mettere in piedi. Incentiviamola e sosteniamola» ha dichiarato Deborah Giovanati, Assessore alle politiche sociali, casa ed educazione del Municipio 9. Ricordando il potenziamento della rete Alzheimer messa in piedi con l’ospedale Niguarda e la misura “pane dei bisognosi” prevista per Natale e straordinariamente adottata anche in queste settimane, Giovanati ha illustrato una delle misure previste e contenute nel Piano “Milano riparte”: «il Comune deve mettere in rete tutte quelle associazioni che si occupano delle persone con disabilità sul territorio e in grado di intercettare quelle persone che, per ragioni di reddito o perché non per forza anziane, non riescono ad accedere agli aiuti in atto, come la spesa o il recupero di farmaci».

Il Piano “Milano riparte” è suddiviso in quattro schede, che si differenziano tra loro per le misure sul breve periodo, sul medio e sul lungo. La prima di queste è quella dedicata all’Assistenza domicilare integrata; la seconda al microcredito fino a 40 mila euro erogato da Fondazione Welfare Ambrosiano («ultima eredità della giunta Moratti») a vantaggio di famiglie, autonomi e imprese individuali e coprendone anche gli interessi dovuti all’ente creditore; la terza ad un Fondo Welfare per sostenere tutte quelle iniziative pubblico-private che promuovono l’autonomia della persona (per esempio: borse di studio per i giovani che frequentano le scuole di ogni ordine e grado del sistema nazionale, riqualificazione professionale e inserimento occupazionale per chi ha perso il lavoro, sostegno alla disabilità, ecc.); la quarta riguarda un grande patto con i produttori, il sistema camerale, le associazioni datoriali e i sindacati finalizzato a sostenere la riconversione produttiva, riportare l’intera filiera produttiva sul territorio, promuovere la contrattazione territoriale in deroga per sfruttare telelavoro e flessibilità oraria per aumentare posti di lavoro e favorire una maggiore turnazione dei dipendenti. Il tema delle risorse a sostegno delle azioni del Piano presuppone che «proprio in questa fase – ha concluso Forte – sono da ritenersi pubbliche non solo quelle degli enti pubblici e provenienti dalla fiscalità generale, ma anche quelle private finalizzate a sostenere ogni progetto che nasce dalla creatività sociale». Così oltre a dare un indirizzo all’utilizzo «organico e non frammentato dei 10 mln di risorse raccolte nel Fondo di mutuo soccorso istituito dal Sindaco», il Piano prevede il reperimento di ulteriori finanziamenti attraverso strumenti quali: il cashback (cioè l’accumulo di sconti su prodotti acquistati all’interno di una rete di negozi convenzionati); la valorizzazione del risparmio privato indirizzandolo verso la crescita, grazie ad un’ipotesi di accordo con Cassa depositi e prestiti per l’emissione di obbligazioni convertibili sul lungo periodo, e l’utilizzo dei social bond utilizzati nella cosiddetta finanza sociale.

Matteo Forte

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