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Winston Churchill l’avrebbe detta così: «I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto ciò con i soldi degli altri». Con questo aforisma si potrebbe sinteticamente descrivere la presentazione della Giunta Pisapia al Consiglio comunale di Milano nella seduta di ieri. L’intervento del Primo cittadino, infatti, è stato evanescente; l’unico punto fermo intorno a cui hanno ruotato le litanie del popolo arancione (“risveglio civico”, “nuovo corso amministrativo”, “dimensione etica”, “modello di equità”, “stile nuovo”, “educazione civica”) è stato l’indefinitezza dei contenuti.

Il Sindaco ha accennato al tema della sicurezza, dichiarando genericamente che opererà «avendo come faro la cultura della prevenzione». Sorge spontanea la domanda se in tale «priorità metodologica» rientra l’intenzione di sgravare la polizia locale dei compiti di pubblica sicurezza, così come paventato a pagina 27 del suo programma elettorale.

Nel capitolo «diritti fondamentali civili e sociali» Pisapia ha poi inserito il tema della «città a misura di bambino», senza precisare però se intenderà andare avanti sulla strada intrapresa dalla Giunta Moratti con il sostegno a chi fa figli (v. i bonus bebè e i bonus cicogna) o se manterrà la promessa elettorale di sostenere chi vuole interrompere la gravidanza, come scriveva a pagina 20 del suo programma. Nello stesso capitolo ha poi introdotto il tema di una Milano «in cui si possa vivere senza venire discriminati per le proprie idee o stili di vita». Si è trattato di una furbizia linguistica per aggirare il tema dei cosiddetti diritti civili di gay, lesbiche e trans. Del resto il patrocinio al Gay Pride era già stato concesso nella prima seduta di Giunta. Non sarebbe stato prudente infierire ulteriormente sugli esponenti cattolici delle nuova maggioranza.

La sola certezza che il libro dei sogni del Sindaco infonde è il plausibile aumento di tasse e tariffe. Pisapia, dopo aver parlato di trasformazione dei consigli di zona in «vere e proprie municipalità», di «una città in cui non vi siano più abitanti senza casa», di «una rete di delegati, di consulte, di agenzie presenti e attive sul territorio», ha infatti messo le mani avanti dichiarando che la Moratti lascia un buco di bilancio (falso: è invece previsto un avanzo di 48 milioni). Dunque – come ha mirabilmente spiegato il professor Alberto Bisin commentando le promesse elettorali della squadra arancione – «se un maggiore intervento pubblico è quello che ci aspetta, esso sarà sottoposto a regole… E a nuove tasse naturalmente (come si finanziano sennò gli interventi pubblici?); nella forma di una revisione del catasto». 

Anche i socialisti del nuovo millennio, quindi, non sanno dove vanno, né dove sono quando arrivano. Pur tuttavia pare non abbandonino il vizietto di far pagare agli altri le conseguenze delle loro scelte sciagurate.

Matteo Forte

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