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Assestamento o dissestamento di Bilancio?

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo sulle procedure di vendita delle quote di Sea e Serravalle. L’opposizione non ne gioisce, perché l’assestamento di bilancio appena approvato in Consiglio comunale si regge su quella vendita. Il parere dei Revisori dei Conti, infatti, dice chiaramente che: «La conclusione positiva di questa operazione diventa condizione necessaria e vincolante […] per raggiungere gli obiettivi di equilibrio di bilancio e il rispetto del patto di stabilità». Certo è che la notizia che giunge da Palazzo di Giustizia, dice che i dubbi dell’opposizione al riguardo non erano infondati. L’obiettivo delle 27 ore e mezzo consecutive di seduta, fatte il 14 e il 15 novembre, era esattamente quello di impedire la svendita di quote di società partecipate dal Comune.

L’operazione voluta da Tabacci è davvero poco limpida. L’assessore al Bilancio ha continuamente sostenuto l’invendibilità della Serravalle, all’asta per ben due volte da settembre ad oggi, disincentivando di fatto qualunque proposte d’acquisto. Nel frattempo Tabacci ha intrattenuto rapporti (non smentiti) con la società F2i di Vito Gamberale, sulla cui offerta di compera è stata costruita la delibera votata dal Consiglio comunale. Durante la seconda asta di Serravalle, durata due settimane, la Provincia ne ha varato il 14esimo giorno la modifica dello Statuto, permettendo al futuro socio di sedere nel Cda. In pratica il Comune ha tenuto per un solo giorno sul mercato una Serravalle davvero appetibile. Ora chi compra la Serravalle avrà uno sconto sull’acquisto anche di Sea, società che gestisce gli aeroporti di Linate, Malpensa e, tramite la Sacbo di cui la Sea è maggiore azionista, Orio al Serio. Chi si aggiudicherà il bottino, insomma, avrà il sostanziale monopolio delle principali infrastrutture della città. Ma al di là di conoscere l’identità del fortunato vincitore, adesso si presenta un grave problema. Infatti, se qualunque decisione della magistratura dovesse incidere sul processo, c’è un esito chiaro scritto nero su bianco dai Revisori dei Conti: «il rischio derivante dalla mancata realizzazione di questa operazione fa permanere rilevanti margini di incertezza in relazione agli equilibri di bilancio e agli obiettivi di patto di stabilità».

C’è la possibilità di un piano B? Esiste, ma questa maggioranza non sembra in grado di poterlo realizzare. Scrivono ancora i Revisori dei Conti: «il Collegio richiama la necessità di una ricerca di un contenimento e contrazione delle spese e l’opportunità di ridurre nel tempo la rigidità strutturale delle spese». Tuttavia questa strada sembra politicamente impraticabile per chi quotidianamente propone l’apertura di nuovi sportelli, esprime il desiderio di un ritorno in house di certi servizi ora in appalto, vuole istituire registri per agevolare in alcune prestazioni anche coppie gay, equiparandole di fatto ad una famiglia naturale.

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