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Carceri, a Milano un’emergenza che costa 26,7 mln

San Vittore in un'immagine tratta da ilgiornale.it(OMNIMILANO) Milano, 04 FEB – “A Milano c’è una nuova emergenza carceri”, così il consigliere comunale del Polo dei milanesi, Matteo Forte, a seguito della sottocommissione che si è svolta questa mattina a Palazzo Marino. “Quanto raccontato dalla cooperativa sociale Abc e dal direttore del carcere di Bollate, che denuncia la scelta operata dal Ministero della giustizia di ritenere conclusa dopo dieci anni la sperimentazione per cui 10 cooperative hanno gestito altrettante mense di importanti carceri italiani, è indicativo di un atteggiamento che sul tema si è assunto a livello nazionale. Evitate le pesanti multe da parte dell’Europa per la strutturale condizione di sovraffollamento, il governo continua con la politica di sempre: si chiude una sperimentazione, con conseguente licenziamento dei detenuti assunti per i servizi svolti, e si sottofinanzia del 34% la Legge Smuraglia con cui si incentiva il lavoro nelle carceri. Il risultato è che nei due anni precedenti si è corsi ai ripari, mettendo le pezze, per far tornare l’Italia in un alveo di legalità comunitaria, ma ora si continuano ad evitare interventi strutturali che riportino definitivamente il sistema penitenziario a condizioni civili e accettabili.

Proprio lo scorso 24 gennaio, aprendo l’anno giudiziario, il Presidente della Corte d’appello di Milano aveva segnalato che il dipartimento milanese è nuovamente messo male: San Vittore ospita 971 detenuti su 753 posti disponibili, mentre quello di Opera 1.285 su 911. Gli sprechi, umani ed economici, sono esattamente qui, non nel lavoro preziosissimo delle cooperative, come la Abc di Bollate. Infatti, a detta della stessa responsabile audita in commissione, in 10 anni di sperimentazione concessa dal Ministero, su 50 detenuti impiegati solo 5 si sono rivelati recidivi. E’ chiaro che il lavoro dietro alle sbarre è un investimento per tutta la collettività: si recuperano uomini e si risparmiano soldi. Con il sovraffollameto si ottiene l’effetto contrario; per esempio, i soli 592 detenuti in più a Opera e S. Vittore, molti dei quali in attesa di giudizio e quindi tecnicamente innocenti, costano ai contribuenti 26 milioni e 746 mila euro più del dovuto. Si capisce bene che non si risparmia tagliando sul lavoro in carcere, ma su una riforma strutturale del sistema”.

Conclude Forte: “Se è vero il Comune non ha diretta competenza in materia, è pur vero che con un mio emendamento approvato dall’aula il Piano di Zona ha fatto suo il Protocollo d’intesa tra Anci e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. In particolare, il Comune può suggerire percorsi lavorativi che incentivino la Magistratura di sorveglianza a deliberare misure alternative al carcere. Purtroppo non so che traduzione amministrativa abbia avuto quel mio emendamento“.

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