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“Ognuno è qualcuno”. Presentazione del Rapporto 2010 sulla sussidiarietà

È stato presentato ieri sera alla Fondazione Cariplo il Rapporto “Sussidiarietà e… Istruzione e Formazione Professionale”, il 5° della collana lanciata dalla Fondazione per la Sussidiarietà. Oltre a Mariella Enoc, che ha fatto gli onori di casa, Raffaele Bonanni, segretario nazionale della Cisl, Giorgio Vittadini, ordinario di statistica alla Bicocca di Milano e Alessandro Mele, di Formazione Cometa. «Con questo Rapporto – ha introdotto Vittadini – abbiamo voluto dare spazio a degli scampoli di ripresa e di novità in un momento segnato dalla crisi», mettendo in evidenza tutta la parte del rapporto dedicata alla buone pratiche nel settore dell’istruzione e formazione professionale.

Il punto di partenza del dibattito è stato segnato dalla presa di coscienza che il boom economico italiano l’hanno fatto i periti. «Il nostro è il Paese dei mestieri», ha spiegato Vittadini, che nella introduzione del Rapporto scrive: «Un uomo che partecipa col suo lavoro all’azione di Dio, “eterno lavoratore”. È questa idea di uomo ad aver fatto grande l’Italia perché ha abilitato la nostra gente a “mettere le mani in pasta”, indomitamente e creativamente in ogni possibile “mestiere”».

come faceva don Bosco 150 anni fa – quando si mise a raccogliere dalla strada tanti ragazzi esclusi dando origine al più diffuso sistema di formazione professionale al mondo –, così oggi tante realtà accreditate come Centri di Formazione Professionale hanno risvegliato in molti un interesse ed un desiderio di costruire. Infatti, mentre negli IFP di Stato la stragrande maggioranza degli iscritti proviene dalla scuola media (in Lombardia è l’84%), i CFP raccolgono alunni un po’ dappertutto, contribuendo a combattere la dispersione scolastica (con punte del 44,4% nel Lazio).

Un dato degno di nota è che il 59% dei diplomati negli IPF risulta occupato e in breve tempo. Tuttavia il 57% dei diplomati nei CFP registra una coerenza tra titolo di studio e impiego, a fronte di un 50% di quelli usciti dagli IFP, ed il 69% è anche più soddisfatto dell’accoglienza ricevuta presso l’istituto di provenienza.

Questo ultimi dati dicono che le battaglie ideologiche non servono a niente. Solo un sistema pubblico integrato, dove lo Stato migliora l’offerta in concorrenza con le iniziative che nascono dalla società, può reggere le sfide di una civiltà chiamata a riconoscere che “ognuno è qualcuno”.

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