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Ripensare rapporto tra atenei e Pa per tutta Milano

La conferenza stampa del premier e del sindaco dopo l'incontro con l'esecutivo (Foto Omnimilano)La notizia diffusa oggi dalla stampa per cui il governo starebbe pensando ad una società con un profilo giuridico separato e distinto da quello degli enti che faranno parte dello Human Technopole vuol dire fare uscire il progetto dal perimetro della pubblica amministrazione, con tutto quello che ne consegue in termini di risorse, arruolamento e governance. Notizia positiva, ma riduttiva se non impone un ripensamento anche per il resto dell’eccellente sistema formativo milanese. 

Occorre intervenire in modo organico sul rapporto tra università e Pa se non si vuole ridurre le possibilità di sviluppo al solo sito del post-Expo ed estenderle a tutta l’area metropolitana di Milano che può fare da traino per il Paese interoUn sistema di istruzione e formazione monolitico e indifferenziato, diceva un liberale come Einaudi nelle sue Prediche inutili, «è sinonimo di stasi, di pigrizia mentale, di prepotere». Occorrono invece «rivalità, emulazione, concorrenza perché perizia, ingegno, carattere siano stimolati al bene».

La facoltà per tutte le scuole e università di trasformarsi in fondazioni, per esempio, indurrebbe a trasferire il finanziamento statale in essere dall’offerta alla domanda di studio, tramite voucher e buoni. Inoltre metterebbe nelle condizioni ciascun istituto e ateneo di essere libero di arruolare i propri docenti, secondo il proprio intento educativo e formativo, e di introdurre meccanismi di premialità per i migliori insegnanti. Tutto ciò indurrebbe anche il sistema di imprese a concentrare risorse sulla cura delle eccellenze, perché aprirebbe uno scenario per cui è interesse tanto degli attori economici quanto delle istituzioni formative coinvolgersi nei meccanismi di governo di scuole e università. Anche questa a mio giudizio è materia che Sala dovrebbe affrontare con Renzi a livello di rivendicazioni di spazi di autonomia e di statuto speciale per Milano e la sua area metropolitana, se si vuole davvero trasformare la fase del post-Expo in un’occasione di rilancio per il nostro territorio e per l’Italia.

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