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Tasi: cosa si nasconde dietro le briciole di sconto

Foto tratta dal sito blastingnews.comCon 27 voti favorevoli, 15 contrari e 2 astenuti Palazzo Marino il 23 giugno ha istituito la Tasi, una delle tre componenti la nuova Imposta unica comunale (Iuc). Il Consiglio ha inoltre deliberato le detrazioni selettive, nel senso che saranno fisse per le case con rendita catastale fino a 350 euro, mentre oltre tale soglia saranno riservate ai redditi non superiori ai 21 mila euro e decrescenti nella fascia 350-700 euro di rendita catastale, scomparendo poi per le abitazioni di valore fiscale maggiore. A ciò si aggiungono i 2/3 milioni di detrazioni per coprire i 20 euro a figlio (fino al terzo), per le famiglie con un reddito inferiore a 21mila euro, introdotti grazie ad un emendamento delle opposizioni. È stata approvata anche l‘assimilazione alla prima casa di quelle date in comodato a figli e parenti, purché con Isee inferiore ai 15mila euro. Infine è stata stabilita al minimo del 10% consentito per legge la percentuale di Tasi che inquilini e affittuari di negozi e laboratori dovranno pagare. Con queste modifiche il totale delle detrazioni raggiunge oltre la metà dell’introito atteso dallo 0,8 per mille Tasi (75 milioni circa) utilizzabile per gli sconti, circa 45 milioni.

E qui viene il bello. Già, perché la Tasi prevede un’aliquota massima dello 2,5 per mille e, a copertura delle detrazioni stabilite, il Comune ha deciso di finanziarsi aumentando di otto decimi di millesimo gli immobili soggetti a Imu (cioè quelli differenti dall’abitazione principale). Ciò significa che i capannoni, gli alberghi, gli uffici e le case sfitte che lo scorso anno già pagavano l’aliquota massima del 10,6 per mille, ora dovranno versare l’11,4. Il Sole24Ore ha stimato un aumento del 7,5%, spiegando che «una dinamica simile riguarderà le abitazioni date in affitto con contratto registrato (dal 9,6 si passa al 10,4 per mille) e i negozi e i laboratori usati come beni strumentali (si va dall’8,7 al 9,5 per mille). Ma – spiega Gianni Trovati in un articolo del 24 giugno – anche per chi ha un’abitazione principale di valore medio-basso ma dichiara un reddito superiore a 21mila euro la Tasi sarà superiore all’Imu 2012, perché in quel caso l’aliquota del 2,5 per mille sarà piena, senza detrazioni». Infatti quando l’Imu sulla prima casa fu istituita prevedeva una detrazione forfettaria di 200 euro, cui si aggiungevano 50 euro per ogni figlio sotto i 26 anni. Misure che oggi non sono previste e senza le quali, ovviamente, si penalizzano ancora una volta le famiglie. In particolare quelle numerose.

Tuttavia c’è un ulteriore particolare da rilevare: si è detto che l’aliquota aggiuntiva di otto decimi di millesimo, consentita dalla legge per finanziare gli sconti, vale circa 75 milioni. E se, come accertato, le detrazioni previste ne valgono grossomodo 45, resta da chiedersi dove vanno a finire gli altri 30 milioni prelevati da capannoni, alberghi, uffici, case sfitte o in affitto con contratto registrato, negozi e laboratori usati come beni strumentali. Ovvio: a foraggiare l’aumento di spesa corrente di Palazzo Marino certificato in un +14% dai Revisori dei conti. 

 

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