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A una crisi epocale si risponde con un cambio epocale

Con i risultati delle elezioni amministrative di ieri, siamo di fronte ad una crisi della rappresentanza se è vero – come dichiara il Viminale – che ha votato solo il 51,38% degli aventi diritto. Stiamo parlando della metà dei cittadini chiamati alle urne: uno su due se n’è stato a casa.

C’è tutto il discorso sul centrodestra e il Popolo della Libertà. Non lo voglio negare. Hanno scritto bene oggi sul Corriere della Sera Massimo Franco e Giangiacomo Schiavi. Il primo ha ricordato, a ragione, che «forse il Pdl ha perso troppo tempo prima di voltare definitivamente pagina» e che le posizioni di rendita sono finite, «perché l’elettorato ha scelto un nuovo terreno di gioco». Schiavi, a proposito del dato sui Comuni lombardi ha invece annotato: «La vittoria del Pd è la risultante di una lunga serie di errori del centrodestra, del logoramento d’usura di una proposta politica che in assenza di Bossi e Berlusconi ha perso ogni suggestione». E ancora: «Il centrodestra non affascina più, ma il voto punitivo di Monza e di Como non indica un travaso: indica un rifiuto. Impauriti, muti, disincantati e astenuti, gli elettori del centrodestra in mancanza di scelte possibili non hanno scelto».

E il Partito democratico non ha certo da festeggiare. Non perché vince con metà degli elettori a casa. E non solo perché in assenza di un candidato del centrodestra non è riuscito a conquistare Parma. Ma anche perché i nuovi sindaci di sinistra Genova e Palermo erano di segno anti-Pd, nati cioè dalla sconfitta alle primarie del candidato di partito. Un po’ come Pisapia a Milano lo scorso anno.

Tuttavia il caso del Comune di Parma è esemplare proprio del dato che si denunciava all’inizio: è un’intera classe dirigente a non avere più capacità interlocutoria. Nella città emiliana l’Unione Industriali ha appoggiato ufficialmente il candidato del centrosinistra contro il neo-sindaco del Movimento 5 Stelle.  Come spesso è capitato di constatare al sottoscritto, quando ha incontrato numerosi commercianti in occasione della raccolta firme per il referendum cittadino di revoca dell’Area C, quel che appare è che anche le rappresentanze di categoria abbiano finito per emulare le segreterie di partito: sempre più autoreferenziali e sempre meno interlocutorie nei confronti dei propri “rappresentati”. Tanto che Dario Di Vico si è domandato sempre sul Corriere di oggi: «ma Parma con il peso del suo Pil, con l’immagine internazionale di cui gode, con la forza della sua food valley non merita forse una borghesia migliore?». Ed è su questo problema non risolto che si innesta la vittoria dell’antipolitica, sulla capacità cioè di concentrare su mezzi “non convenzionali” (come la rete e i blog) uno sfogo di massa.   

Mentre ieri giungevano i risultati delle amministrative, il Cardinale Angelo Bagnasco ha pronunciato la sua prolusione d’apertura dei lavori della Cei. Come sempre la Chiesa ha una capacità di lettura lungimirante, che va al di là della tornata elettorale. Sua Eminenza ha dichiarato: «Ad una crisi epocale si deve rispondere con un cambiamento altrettanto epocale, di mente anzitutto, che invece è la più lenta a lasciarsi modificare». È a questo livello, credo, che si gioca il futuro del nostro Paese. Chi è impegnato in politica è meglio che si dia del tempo per lasciarsi invadere da questi dati di realtà e da questa riflessione. Quanto sta accadendo non può essere “digerito” con vecchie categorie.

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