PENSIERO FORTE

Libertà Religiosa

Viviamo una malintesa concezione di laicità, pensata come spazio neutrale. Non già aconfessionale, ma anti-confessionale.

Eppure, come scrive Habermas, uno Stato che si dicesse sinceramente democratico «non può scoraggiare i credenti e le comunità religiose dall’esprimersi come tali anche politicamente, perché non può sapere se, in caso contrario, la società laica non si privi di importanti risorse di creazione del senso». Nell’attuale contesto di una società plurale come la nostra, quella espressa da Habermas dovrebbe essere una “legge” condivisa, pensando alla risorsa che le comunità religiose costituiscono proprio a fronte della grave crisi di senso in atto nel nostro mondo occidentale.

La libertà religiosa

Il solo “diritto di culto” è riduttivo, perché rivela un atteggiamento per cui il potere concede graziosamente degli spazi. La libertà religiosa è invece «quel dovere e quindi il diritto di cercare la verità» (Dignitatis Humanae, 3). Perché dovere e quindi diritto?  «Il vero genuino atteggiamento dell’uomo, che sa di non essersi fatto da sé, è quello della ricerca delle proprie origini e del proprio destino. […]. Per questo c’è una insospettata consanguineità tra chi veramente cerca e chi ha sinceramente trovato» (L. Giussani). Questo atteggiamento sinceramente religioso per sua natura costituisce un argine ad ogni sistema di potere che pretendesse di essere totalizzante.

Il fondamentalismo e la radicalizzazione

Se «il senso religioso ci mette insieme e ci costringe a vivere la vita come convivenza», è pure vero che esistono minacce all’autentica religiosità e alla pacifica co-esistenza. Minacce alla libertà dei credenti, non solo in Africa e in Asia e nelle regioni dove è sconosciuto lo Stato di diritto e la cultura liberale, ma anche nella nostra parte di mondo.  

Il grande imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayeb, nel corso di una conferenza tenutasi alla Mecca il 22 febbraio scorso, sul tema “L’Islam e la lotta contro il terrorismo”, ha dichiarato: «L’unica speranza per recuperare l’unità della nazione musulmana [ummah] è di contrastare in scuole e università questa tendenza a bollare i musulmani come miscredenti»

Anche noi occidentali non dobbiamo essere indifferenti al suggerimento dell’imam: occorre contrastare culturalmente quell’islamismo radicale che tende a bollare innanzitutto i musulmani che non vivono secondo una cattiva interpretazione della sunna come miscredenti.

La mia proposta

È fondamentale, come ho spesso affermato in questi anni, porsi il problema di quali interlocutori si vogliono legittimare nell’assegnazione di spazi per i luoghi di culto. È fondamentale non lasciare spazio ai cosiddetti “predicatori fai da te” e impostare il problema della adeguata formazione e certificazione degli imam che poi devono guidare la preghiera e recitare il discorso del venerdì anche nelle moschee della nostra città. Nel discuter di luoghi di culto noi abbiamo la responsabilità di difendere quell’autentica religiosità, che costringe a vivere la vita come convivenza, da quelle forme di strumentalizzazione politico-ideologica della religione