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Autonomia differenziata. Sentiti comuni e province

Nella giornata di oggi la II Commissione ha audito l’Unione delle province lombarde (Upl) e l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), nella sua promanazione lombarda. L’occasione è stata offerta dall’approvazione in Commissione Affari costituzionali del Senato del Ddl Calderoli sull’autonomia differenziata. L’Upl è stata rappresentata da Dario Rigamonti, suo direttore generale. L’Anci lombarda dal suo presidente, Mauro Guerra.

L’autonomia differenziata, prevista dall’art. 116 comma terzo della nostra Carta, va infatti letta in combinato disposto con l’art. 118, secondo il quale «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà». Dev’essere quindi la differente declinazione di quest’ultimo principio e il diverso grado di coinvolgimento nello svolgimento di attività di interesse generale dei cittadini, singoli e associati, il cuore dell’autonomia differenziata.

Su questo aspetto i rappresentanti di Upl e Anci si sono detti preoccupati rispetto al potenziamento amministrativo delle Regioni, che rischia di sovrapporsi con la funzione specifica degli Enti locali. Hanno giustamente confermato la necessità che la Regione si limiti ad essere un ente programmatore e legislatore, mentre comuni e province rimangano enti amministrativi.

Altro elemento di criticità sottolineato è quello di un loro effettivo coinvolgimento nella fase di stesura dell’intesa tra Stato e Regione, prevista dal Ddl Calderoli quale concretizzazione della differenziazione con le Regioni che rimangono a statuto ordinario.

Il vero discrimine per un regionalismo effettivo ed efficace, tuttavia, rimane quello delle risorse. L’attuazione della legge 42 del 2009 sul federalismo fiscale (con previsione di un aumento della quota di compartecipazione regionale all’Irpef e diminuzione di quella di competenza statale) è di là da venire, ma è anche vero che alcuni suoi aspetti fondamentali sono rientrati quali principi nella legge delega per la riforma del fisco del sottosegretario Di Leo.

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