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Con Pisapia la sinistra passa dal collettivismo al monopolio privato

Intervistato da Tgcom24, Bruno Tabacci si è augurato che «il Governo si preoccupi di fare le opportune liberalizzazioni». Bisogna chiedersi però cosa l’Assessore al Bilancio intenda col termine “liberalizzazioni”. La svendita ai soliti noti di società pubbliche? La recente operazione conclusa con Vito Gamberale spero non offra spunti al riguardo. E i dubbi non sono solo delle opposizioni. Il giornale di Confindustria, ovvero quel Sole24Ore che rispecchia la linea dei grandi gruppi industriali del Paese, ha dedicato ieri due paginate dell’edizione locale al bando di quote Sea acquistate da F2i. Cheo Condina ha spiegato l’intento di Gamberale così: l’«ex boiardo di Stato che nel 2007, quando ha preso la guida di F2i, ha immediatamente intuito la vera mission del fondo sponsorizzato dalle principali banche e Fondazioni italiane», cioè «fare shopping tra gli enti locali, costretti a vendere i gioielli di famiglia per compensare il taglio dei trasferimenti statali».  

In quest’ottica Sara Monaci ricostruisce la vicenda Sea-Serravalle: «Il ragionamento del manager Guido Gamberale, …, è semplice: il Comune ha bisogno di vendere Serravalle, pertanto non può rifiutare un’offerta in cui si propone di comprare la società autostradale insieme a qualcosa di ben più interessante. Come il 20% di Sea, ad esempio». I contatti tra Tabacci e F2i ci sono e non sono mai smentiti. «Il Comune non ha scelta: si mette subito al lavoro per dar vita a una gara ispirata a questa proposta, l’unica reale, cercando però di evitare l’imbarazzo di un fondo-fotocopia». Il Sole24Ore spiega anche che a fare da «consulente per tutta l’operazione è, a titolo gratuito, Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit», che tra l’altro è anche, a titolo sempre gratuito, consulente di Stefano Boeri alla Cultura. La sua consulenza pare abbia portato al doppio binario del bando chiuso il 16 dicembre scorso: «il 18,6% di Serravalle col 20% di Sea, oppure il 29,75% di Sea. Base d’asta 385 milioni. Ma la doppia operazione» prosegue la Monaci «di fatto si è trasformata in un boomerang per il Comune di Milano. Crolla così rapidamente il mito della concorrenza: a presentarsi c’è solo F2i, che ne approfitta per prendersi il pacchetto più interessante, il 29,75% di Sea». Fa sapere Condina che «tra gli addetti ai lavori, c’è chi fa notare che la gara per la Sea, se il Comune non avesse avuto l’acqua alla gola, avrebbe registrato più partecipanti e magari un introito più ricco. Invece Gamberale ha vinto a mani basse (offrendo solo 1 euro della base d’asta, un dettaglio che in Comune ha fatto storcere il naso a qualcuno)».

Sempre l’articolo di Cheo Condina ricorda che prima di questa operazione, il fondo di Gamberale a maggio scorso «ha comprato Metroweb per 436 milioni e sei mesi dopo ha costituito una società con Telecom Italia per cablare Milano con la fibra ottica». Ora «c’è già chi scommette che la prossima mossa di Gamberale potrebbe riguardare le infrastrutture del Nord», tra le quali «l’Autostrada Brescia-Padova» e la «Brebemi». E come ha ricordato a IlSussidiario.net l’ex Assessore al Bilancio della Giunta Moratti, Giacomo Beretta, «F2i vuol dire Banca Intesa e Unicredit» e la prima «è la banca che gestisce Cal, (Concessioni Autostradali Lombarde) e che ha in mano il debito della Serravalle. Laddove si dovesse raggiungere un ulteriore accordo, e F2i acquisisse anche le quote dell’autostrada, il fondo di Gamberale e Intesa Sanpaolo controllerebbero le principali infrastrutture delle regione più importante d’Italia».

Insomma, con l’assegnazione di Sea a F2i da parte del Comune guidato da Pisapia, pare proprio che la sinistra italiana sia passata definitivamente dal mito del collettivismo a quello del monopolio privato.

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