Nella seduta del Consiglio regionale di ieri, la maggioranza ha bocciato una mozione presentata dall’opposizione che poneva temi seri relativi al sostegno alle persone non autosufficienti. È utile approfondire le ragioni di tale bocciatura, poiché una volta tanto le minoranze hanno proposto qualcosa non di meramente strumentale, articolando anche un documento approfondito. Infatti, al centro della mozione c’era il superamento delle incompatibilità automatiche legate alla frequenza dei servizi semiresidenziali per le persone delle platee ex B1 e B2 (detto fuori dalle sigle, si tratta delle persone con malattie gravissime ed altre con malattie gravi). Oggi, ad esempio, per le persone ex B1 la frequenza di un servizio semiresidenziale per almeno 18 ore settimanali può determinare automaticamente la perdita della misura economica a sostegno, mentre per la platea ex B2 l’accesso al sostegno è subordinato a una valutazione multidimensionale.
Allora, è bene ricordare – come con grande onestà intellettuale ha riconosciuto il consigliere Pd Davide Casati – nel giugno scorso Regione Lombardia ha costruito con una nuova programmazione del Fondo per le non autosufficienze. Per la prima volta si tratta di una programmazione triennale, uscendo dalla logica delle programmazioni annuali e dando maggiore certezza alle persone, alle famiglie e a tutto il sistema dei servizi. Si tratta di una novità e di una rimodulazione, giunta dopo il Piano non autosufficienza voluto dal governo Draghi, che aveva, invece, imposto alle Regioni di aumentare progressivamente la quota di risorse destinata ai soli servizi, con la conseguente necessità di ridurre una parte significativa delle risorse destinate ai contributi economici ai caregiver.
Con la DGR 6320 dello scorso giugno Regione Lombardia ha stanziato oltre 710 milioni di euro nell’arco del triennio 26-27-28. E dentro questa cifra c’è un impegno regionale che non ha precedenti: le risorse autonome della Lombardia, che erano 13,4 milioni nel 2023 e 28,7 milioni nel 2024, con la nuova programmazione arrivano a 47,28 milioni per ciascuno dei prossimi tre anni, oltre a 14,6 milioni annui del Fondo sanitario regionale.
La soglia delle 18 ore non nasce con questa programmazione, ma risale alla situazione ereditata dall’attuale giunta regionale ed è legata al fatto che essa rappresenta quella minima per garantire la remunerazione della struttura attraverso il Fondo sanitario regionale. Ciò, però, non significa costruire un sistema rigido. Significa, invece, ponderare le situazioni, evitando di creare automatismi quando si tratta di temi sensibili e complessi come quelli legati al mondo delle disabilità.
La valutazione multidimensionale per le persone malate gravi (ex B2) serve proprio a considerare la situazione concreta della persona, il bisogno assistenziale, il contesto familiare e l’insieme dei sostegni necessari. E la disciplina contempla, nei casi previsti, anche la possibilità di derogare al vincolo delle 18 ore sulla base di questa valutazione.
Per questo non condividiamo l’idea che il nostro impianto sia incompatibile con il Progetto di Vita o che debba essere sottoposto a una revisione organica, essendo per altro appena stato varato e dopo un lungo e complesso lavoro di concertazione con il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali e con le associazioni. Ciò non significa che nel testo della mozione non vi siano argomentazioni che meritano attenzione. Ci sono spunti di riflessione che maggioranza e giunta di centrodestra intendono approfondire e che potranno essere presi in considerazione nel monitoraggio e nell’attuazione della nuova programmazione.