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Fossoli e il Giorno del Ricordo

Uscita didattica al campo di concentramento di Fossoli. Fino al ’43 utilizzato dall’esercito per i prigionieri inglesi della guerra in Africa, poi da tedeschi e fascisti per internare ebrei e perseguitati politici fino al ’45. Dal 1953 ai primi anni ’70 accoglie intere famiglie di profughi istriani, dalmati e giuliani in fuga dal comunismo del Maresciallo Tito. Nel mezzo la straordinaria esperienza di don Zeno Saltini, che subito dopo la guerra raduna i primi orfani e in quelle baracche fonda la sua Nomadelfia, la città dell’amore fraterno.
È significativo il campo di Fossoli, perché documenta in un unico luogo l’orrore delle ideologie totalitarie del Novecento: sebbene nazi-fascismo e comunismo siano di segno opposto, condividono infatti la volontà di annientamento della persona, sacrificandola sull’altare di un’idea perversa (la difesa della razza o la lotta del proletariato).
La testimonianza di don Zeno e di Teresio Olivelli (il partigiano “ribelle per amore” innalzato agli onori degli altari nel 2019) è preziosa, perché getta semi di speranza in un luogo costruito e pensato per eliminare. O predisposto, come nel caso degli esuli istriani, per nascondere la vergogna di quanti, con la loro sola presenza, ricordavano il fallimento italiano nella guerra e la tragicità rappresentata dal comunismo che, in fondo, non si era rivelato come forza di liberazione.

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