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I cattolici-popolari e il partito conservatore

IMG-20221125-WA0031Con le elezioni del 25 settembre e l’ingresso a Palazzo Chigi per la prima volta nella storia d’Italia di una donna, e di una donna proveniente da destra, si sprecano le analisi. Se ci limitiamo ad osservare la parte di campo del centrodestra è evidente un cambio decisivo nei rapporti di forza, ma soprattutto pare aver terminato la lunga transizione e crisi che hanno caratterizzato la coalizione dalla fine dell’ultimo governo Berlusconi. Alcuni dicono che addirittura certi storici partiti (FI e Lega) dopo questo voto siano diventati inutili, sebbene non siano venute meno le idee da essi portate; semplicemente sono cambiate le forme della rappresentanza. Tanto che anche una vecchia volpe come Gianfranco Rotondi ha ammesso parlando dell’area di centro popolata da ex democristiani: “Il dato politico è che la più grande tradizione politica italiana non c’è più: è fuori dal governo, in parlamento per gentile concessione, frammentata in sigle impronunciabili, ignorata ormai da clero e laicato cattolico”. Per concludere più avanti: “cogliamo l’occasione di Giorgia Meloni al governo. Aiutiamola. Accompagniamo la sua avventura con una offerta politica che abbia le nostre idee, ma il suo talento” (HuffingtonPost, 1 novembre)

Da qui nasce la tavola rotonda organizzata ieri sera nella sala commissioni di Palazzo Marino e dal titolo: “I cattolici-popolari e il partito conservatore”. È stata l’occasione per confrontarsi con i neodeputati di Fratelli d’Italia Lorenzo Malagola e Marco Osnato. Al di là delle nuove o vecchie alchimie abbiamo provato a confrontarci sulla possibilità che una nuova casa (o nuovo partito unico?) del centrodestra ospiti culture, tradizioni e famiglie politiche che in quella coalizione si sono pure riconosciute negli ultimi trent’anni ma ora si trovano orfane di un loro partito. Pensando in particolare alla dimensione regionale la storia e la cultura cattolico-popolare ha dato vita e forma ad un modello di governo imperniato sul principio di sussidiarietà che rimane a tutt’oggi un punto di riferimento per chiunque interpreti la propria azione come alternativa a quella della sinistra, perché all’insegna del trasferimento del potere e del controllo direttamente ai cittadini, singoli e associati.

La tavola rotonda, animata anche da interventi del pubblico, ha provato a riflettere su quella possibile contaminazione in cui possano emergere princìpi e valori come quello dell’economia civile (quella che già dal Medioevo ha contraddistinto il “capitalismo meridiano” dei nostri Comuni ben prima di quello nordico di stampo calvinista che vede nel profitto il solo fine dell’impresa), della sussidiarietà circolare (per cui Stato, privato profit e società organizzata progettano insieme servizi e cooperano facendo massa critica di risorse) e della libertà di educazione (per cui il primo corpo sociale che è la famiglia può scegliere la scuola migliore per i propri figli senza discriminazione economica).

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