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Il Leoncavallo, la permuta e i cittadini come ostaggi

Leoncavallo, storica visita della commissione del Consiglio comunale di MilanoIn 21 anni, di quella che per la magistratura è una occupazione senza titolarità, i proprietari legittimi del Leoncavallo hanno richiesto per 58 volte lo sgombero dello stabile. Questo è quanto ha dichiarato il 17 febbraio, durante i lavori della commissione in cui è stato audito, Matteo Cabassi della società L’Orologio. Quest’ultima è proprietaria delle ex stamperie de il Giorno di via Wattau, al quartiere Greco, occupate dal 1994 dal Centro sociale Leoncavallo. Effettivamente è tutto in quei numeri il nocciolo della vicenda al centro della permuta prevista dalla delibera che presto verrà in aula e che interessa altri due edifici pubblici di via Zama e via Trivulzio. Il Comune, cedendo questi ultimi alla società L’Orologio, si fa carico di una superficie di 7/8 mila metri quadri completamente fuori norma e di cui non si capisce quale sarà il destino, visto che in 21 anni i 58 sgomberi non sono andati a buon fine. Una volta avvenuta la permuta, quindi, il Comune cosa farà? Metterà a bando l’immobile con gli occupanti dentro? E chi vincerà dovrà farsi carico di ristrutturarlo completamente rimettendolo a norma e sempre con gli occupanti dentro? O la spesa sarà a carico del Comune, prima dell’eventuale bando e sempre con gli occupanti dentro? Come capita sempre con questa Giunta non è mai chiara la prospettiva. Solo una cosa si intuisce. Che a pagare saranno i milanesi

Ma c’è di più. Con la permuta la sinistra copre le proprie contraddizioni e usa come ostaggi i cittadini delle altre zone interessate allo scambio. Con le audizioni dei residenti di via Wattau e via Zama di ieri pomeriggio, i consiglieri di maggioranza hanno insistito sul fatto che per risolvere i problemi di sicurezza, decoro e viabilità esposti basta approvare la delibera proposta dalla Giunta. In particolare, negli interventi dei consiglieri di sinistra che si sono succeduti, la sistemazione dell’ex scuola di via Zama è diventata quasi una priorità che motiva lo stessa decisione dell’Amministrazione comunale. E’ un brutto spettacolo quello per cui chi governa è ridotto a ‘prendere in ostaggio’ interi quartieri e gruppi di cittadini pur di fare approvare le proprie proposte e finendo per ributtare la responsabilità di eventuali ‘non decisioni’ sui dubbi, più che legittimi, delle opposizioni. Si tratta di un modo per nascondere le evidenti contraddizioni interne alla sinistra. Non penso solo allo scontro interno al Pd, in particolare alle obiezioni sul Leoncavallo dell’ex assessore Boeri e del circolo Città Mondo, ma anche al siparietto cui abbiamo assistito in aula. Durante l’intervento della consigliera Iardino, infatti, i suo colleghi, in particolare Anita Sonego della Federazione di sinistra, si sono sollevati contro l’esponente Pd che riteneva grave il fatto che al celebre centro sociale si coltivasse e si smerciasse cannabis

Inutile girarci intorno, il cuore della vicenda è tutta qui: Palazzo Marino vuole sanare una decennale e duratura occupazione non dettata da ragioni sociali ed emergenziali, ma che trova le proprie ragioni in concezioni politico-ideologiche contigue ad ambienti della maggioranza stessa. 

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