Il primo bilancio della giunta Sala fotografa l’esistente e non presenta elementi di discontinuità vera con Pisapia. La filosofia è sempre la stessa: tassa e spendi. Infatti i numeri sono i medesimi: 3mld di spesa corrente (erano 2,5 con la Moratti) e 1,380mld di tasse (erano 630mln prima di Pisapia). La concezione politica che domina è tutta ripiegata sulle esigenze dell’amministrazione e non della città, tanto è vero che in via sperimentale la giunta ha introdotto la tariffa di 52 euro per la preiscrizione alla scuola materna, perché “l’efficienza della spesa passa attraverso la definizione di alcuni prezzi d’accesso”, come ha dichiarato Tasca in aula il 6 febbraio scorso. In questo modo si introduce un ulteriore vincolo economico che restringe anche quel barlume di libertà rimasta, per esempio, alle famiglie nella scelta fatta pure all’alba di settembre o ottobre di una scuola materna dove mandare i propri figli, causa ritardo – se non addirittura assenza – di una risposta da parte del Comune. O ancora, la giunta ha difeso fino all’ultimo la scelta di tagliare i posti acquistati nei nidi privati convenzionati e in quelli dati in gestione in appalto, perché l’assessore ritiene “mantenere questi servizi in buona parte pubblica sia un’impostazione corretta. Credo che debba esistere un’educazione pubblica perché l’educazione pubblica consente a tutti di averla. Anche qui credo che questo vada inserito correttamente nel dibattito perché, altrimenti, si rischia di sostenere che qualcuno vuole non educare i bambini, mentre altri lo vogliono fare, però, evidentemente, facendo sì che le casse dello Stato coprano integralmente un servizio che viene offerto in forma privata, quindi di qualità se non altro da accertare” (ma questo perché non dovrebbe valere anche per il pubblico?). Salvo poi scrivere un emendamento ai consiglieri della maggioranza di governo per correggere il tiro in aula, reintegrando le risorse per acquistare i posti nei nidi, senza un dibattito politico vero tra le forze in Consiglio sul tema dei servizi educativi che andrebbero profondamente rivisti e riformati.Spiace che questo sia avvenuto grazie alla complicità della principale forza di opposizione. Spiace che la filosofia di fondo del bilancio di previsione di Sala sia stata condivisa nella pratica da quello che avrebbe dovuto essere il “partito liberale di massa”, ma che ha rinunciato a qualunque battaglia per ridurre la pressione tributaria e tariffaria, preferendo invece alimentare la spesa a favore di cibo per cani e gatti (30mila euro), bande musicali (10mila), una bocciofila (30mila), qualche illuminazione per le aree cani (40mila) e l’associazione sportiva del quartiere dove un consigliere ha preso i voti di preferenza, per un totale di oltre un milione di euro. Milione che, magari, poteva essere impiegato per eliminare la nuova tassa sulle materne che i genitori milanesi si accingono a pagare in queste settimane. Invece Forza Italia ha preferito fare finta di opporsi al bilancio presentando 371 emendamenti, ma ne ha poi ritirati 284 per approvarne 29 col Pd. Col risultato di squalificare parte della spesa corrente. Ed è bene ricordare sempre che per mantenere quella spesa difesa e ridistribuita, col “concorso esterno” di quello che avrebbe dovuto essere il “partito liberale di massa”, occorrono proprio 1,380 miliardi di tasse comunali. Eppure il centrodestra da sempre è contro le tasse.