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La lezione del Generale Dalla Chiesa vale anche per Milano

Il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nell’ultima intervista rilasciata a Giorgio Bocca il 10 agosto 1982, disse: «Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati».

È una lezione valida ancora oggi. Specie in una Milano e in una Lombardia prese d’assalto dalla criminalità organizzata. Quanto emerso anche dalle recenti indagini della Procura di Milano, infatti, dimostra che la mafia entra nei CdA delle aziende perché dispone di una liquidità che, per gli imprenditori alle prese con la crisi e la stretta al credito da parte delle banche, non trova paragoni con nessun’altra istituzione. Lo ha ripetuto in qualche modo quest’oggi all’assemblea di Assoimpredil anche Claudio De Albertis: «nel momento in cui non paga più nessuno, il richiamo della sirena è spaventoso. Io sono estremamente preoccupato. C’è un forte rischio di usura. Sembrava che il pericolo fosse circoscritto ad alcuni ambiti, invece con questa crisi l’allarme è alto ed esteso». E poi ha proseguito chiedendo «una rivisitazione complessiva della leva fiscale. L’imposizione fiscale oggi è enorme e abnorme», a significare che anche uno Stato a volte visto più come oppressore che come alleato della buona imprenditoria può rendere più facile il “richiamo della sirena”.

Sempre lo stesso De Albertis aveva scritto il 12 Ottobre sulle pagine de il Giorno: «Esiste invece una stretta correlazione tra infiltrazione mafiosa e l’attuale fase di recessione. Se l’economia legale registra una drastica contrazione dei finanziamenti, quella illegale può contare su un’illimitata liquidità finanziaria. […]. Non di secondaria importanza, le ricadute sulle imprese del Patto di Stabilità, che impedisce alle amministrazioni di rispettare i tempi di pagamento stabiliti in contratto».

Tutto ciò ci richiama alla memoria proprio la lettura che il Generale Dalla Chiesa diede del fenomeno mafioso: gran parte dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Per questo la bambina del boss della ‘ndrangheta arrestato per la vicenda del call center milanese scriveva: “Per me la mafia è lo Stato”. Se la pubblica amministrazione tornerà a svolgere il ruolo che le spetta, molto potere verrà sottratto alla mafia. Le risposte decise nei confronti della criminalità organizzata sono le stesse che la politica deve per fronteggiare la grave crisi economica. Buona politica e antimafia vanno insieme. A Palermo come a Milano.

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