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Milano è terreno fertile per la jihad?

Anis Amri attentatore Berlino (Afp)(OMNIMILANO) Milano, 23 DIC – “Alla gratitudine verso i due agenti di polizia si deve unire una riflessione sul ruolo che gioca il territorio milanese nella rete jihadista”: è quanto dichiara Matteo Forte, capogruppo a Palazzo Marino di Milano Popolare. “Il 6 dicembre è stato arrestato a San Siro il trentenne marocchino Nadir Benchorfi. Questa estate, invece. era stata la volta di Abu Nassim Fezzani, tunisino anche lui entrato nelle file di Al qaeda dopo la sua frequentazione dei centri islamici di viale Jenner e via Quaranta e il cui nome compariva in molti documenti scoperti dopo la liberazione di Sirte, in Libia, insieme a quelli di una fitta rete che agirebbe proprio nel milanese.
Questa notte – prosegue Forte – a Sesto è stato ucciso da due pronti e coraggiosi agenti della Polizia di Stato l’attentatore di Berlino che, partito dall’Italia, vi ha fatto ritorno. Era già stato in carcere e, durante il suo periodo di detenzione tra il 2011 e il 2015, una informativa del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria lo segnalava come soggetto che si era radicalizzato. Che contesto esiste nella nostra area metropolitana? C’è un terreno fertile per il jihadismo? Se sì, qual è e da chi è alimentato? Milano è considerata una porta d’ingresso verso l’Europa ed una base operativa? E’ forse questo il motivo per cui fino ad ora non siamo stati considerati un obiettivo della jihad?”. Conclude Forte: “Queste sono solo alcune delle domande che occorre porsi. Innanzitutto come politici e amministratori di un’area metropolitana che, con la notte scorsa più che mai, si conferma essere una terra di passaggio e che non possiamo permetterci di confermare come tale”.

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