CATEGORIE NEWS

Sicurezza, giustizia, carceri: simul stabunt, simul cadent

Ho letto con interesse l’editoriale di ieri di Giangiacomo Schiavi sulle pagine milanesi del Corriere. Come di fronte all'”emergenza” carceri, tema di cui ci siamo occupati di recente con una commissione congiunta Comune-Regione, anche per quanto riguarda la criminalità si finisce inevitabilmente per chiamare in causa il sistema giudiziario. A dimostrazione che i tre temi sono intrinsecamente legati: simul stabunt, simul cadent. E allora, proviamo una volta a uscire dalle schermaglie di partito, per cui se un esponente del Pdl solleva la “questione giustizia” é solo per arrivare ad una leggina ad personam. Sforziamoci di guardare tutti al tanto citato “bene comune”.

Se, come richiama Schiavi nel suo editoriale, il 90% dei reati rimane impunito e se molti cittadini ormai non denunciano più, perché sanno che le indagini non avranno seguito, non é arrivato il momento di mettere in discussione anche l’istituto dell’obbligatorietà dell’azione penale? Non é arrivato il momento di dirsi che oggi quell’istituto si é tradotto nella discrezionalità di ciascun magistrato inquirente di scegliere, anche a fronte dell’impossibilità di dar corso contemporaneamente a tutte le denunce, quali reati perseguire e quali lasciare impuniti? Si ritiene che far decidere annualmente al Parlamento le priorità nell’esercizio dell’azione penale mini l’indipendenza della magistratura? Sta bene, ma si discuta di altre proposte. Come quella che fece il 23 maggio 2001 l’on. Pisapia dalle colonne de L’Unità: demandare al Consiglio Giudiziario di ogni relativo distretto, allargato però anche ai rappresentanti delle istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione), il compito di dare un indirizzo alla politica anti-crimine di quel territorio, «tenendo conto delle effettive esigenze di tutela della collettività in quella zona e della concreta situazione in cui versano gli uffici giudiziari».

Come si può notare, mi sono sforzato di uscire dalle schermaglie di partito e guardare a soluzioni condivise, in vista del tanto citato “bene comune”. I tristi casi di criminalità diffusa, venuti alla ribalta della cronaca negli ultimi giorni, possono offrire l’occasione per un ragionamento serio ed ampio che possa tenere insieme i temi della sicurezza, della giustizia e delle carceri. Non ne vale forse la pena?

Condividi articolo:

Potrebbe interessarti anche: