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Sopralluogo al Beccaria dopo la rivolta

Questa mattina Claudio Ferrari, Direttore dell’Istituto penitenziario minorile di Milano “Cesare Beccaria”, ha accolto i membri della Commissione speciale “Tutela dei diritti delle persone private della libertà personale e condizioni di vita e di lavoro negli istituti penitenziari” di Regione Lombardia. La visita è stata programmata a seguito delle risultanze di un’indagine penale a carico degli agenti della Polizia penitenziaria in servizio presso l’istituto, che avrebbero maltrattato alcuni reclusi a seguito di un incendio con tentativo di rivolta nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 maggio.

Si è tenuto un momento di confronto con i consiglieri regionali, in cui il Direttore, in carica dal 1° dicembre 2023, ha spiegato che gli agenti indagati sono stati sospesi in via cautelare. Durante il confronto è stata presentata la situazione del Beccaria, che è l’unico istituto penitenziario minorile della Lombardia e il più grande d’Italia, arrivando ad ospitare 80 giovani. Questi sono per metà cosiddetti “minori non accompagnati”, che però dovrebbero stare in appositi centri a loro dedicati, al momento oltre i limiti della loro capienza, specie a Milano e provincia. Naturalmente tale situazione contribuisce ad appesantire la situazione di sovrapopolamento carcerario. Infatti, la capienza è intorno ai 50 posti.

Non essendoci una strutturazione criminale al Nord paragonabile a quella del Sud, i giovani detenuti sono più che altro autori di reati di tipo predatorio e, per l’alta presenza di minori migranti, sono per lo più soggetti pluritraumatici, per via delle vicende vissute nei campi di detenzione libici o per la traversata del Canale di Sicilia. In generale i giovani detenuti al Beccaria hanno problemi di dipendenze, non hanno nulla da perdere e conoscono solo il linguaggio della strada. A tal proposito, il Dott. Ferrari racconta che vi sono state delle aggressioni ai danni degli agenti, anche se ciò non giustificherebbe gli eventuali maltrattamenti oggetto di indagine.

Il problema principale del Beccaria è da ricercarsi nella carenza di organico e, più in generale, nella mancanza di personale adeguatamente formato a gestire ragazzi con questo tipo di problemi. Educatori e psicologi ci sono, ma spesso hanno un sovraccarico burocratico e di lavoro d’ufficio che limita altresì il tempo dedicato al rapporto diretto con i giovani detenuti. Al riguardo, è emerso pure che, dal 2018, tutti i centri di formazione dedicati al personale di Polizia penitenziaria preposto al detenzione di minori sono stati chiusi e che, pertanto, la formazione è unificata con quella dedicata agli agenti che operano negli istituti per adulti.

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