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Stiamo sacrificando intere generazioni

Untitled designLunedì scorso, durante il primo giorno di Didattica a distanza (Dad) alternata come indicato dal Dpcm di una settimana fa, alcuni alunni collegati da casa erano proprio incazzati. Giovedì, invece, sono uscito da una classe del quinto anno di liceo con i ragazzi che erano tra il rassegnato e il malinconico. Ci siamo guardati consapevoli che, forse, per un infinito numero di settimane (qualcuno dice fino a Natale) non potremo più vederci in presenza.
La chiusura della scuola (perché di chiusura si tratta!) è una sconfitta della società. Stiamo sacrificando intere generazioni. Da tutti i punti di vista. L’ultima nota del Documento di programmazione economica e finanziaria del governo dice che nei prossimi tre anni graveremo sulle spalle dei nostri figli con ulteriori 300mld di nuovo debito. E non per crescere, visto che la media annua di Pil è prevista intorno allo 0,80%. Dunque debito per assistere e “anestetizzare” gli effetti della pandemia sull’economia reale. Nella conferenza stampa odierna il capo dell’esecutivo ha parlato di ristoro per quanti saranno costretti a chiudere o limitare le proprie attività. Ma per le nuove generazioni non esistono ristori in grado di riparare al danno che si sta facendo. I nostri giovani sono cornuti e mazziati: privati dell’istruzione e condannati a vivere per pagare i nostri debiti. In Italia non serve decapitare un professore al grido di “Allah Uakbar” per decretare il crepuscolo della nostra civiltà.
Ma peggio di un’ordinanza regionale che nei giorni scorsi ha imposto sul nostro territorio la Dad (e nei fatti è stata estesa a tutta Italia dal Dpcm firmato da Conte nella nottata), c’è solo chi pur avendo condiviso la misura ne ha preso le distanze a cose fatte. Peggio dei provvedimenti che obbligano le scuole superiori a rimanere in Dad, c’è solo chi – pur avendo controfirmato la stessa ordinanza lombarda – ha chiesto di rivederla quando si sono alzati gli scudi (ma tace oggi quando la stessa cosa la fa il governo giallorosso). Ha dichiarato il sindaco Sala: “noi sindaci l’abbiamo vista ma eravamo concentrati sul tema del cosiddetto coprifuoco, questa cosa ci è scappata”, riferendosi al documento controfirmato insieme al governatore Fontana. Salvo poi aggiungere che avrebbe preferito che la Dad rimanesse in alternanza alle lezioni in presenza non solo per le superiori, ma pure per elementari e medie. Del resto stiamo parlando della stessa giunta comunale che lo scorso aprile scrisse ai nidi convenzionati pretendendo la Dad per i bambini sotto i 3 anni (!) in cambio delle risorse pubbliche pattuite per un servizio interrotto non per inadempienza, ma per il lockdown imposto a tutti.
A ciò si aggiunga il motivo della nuova serrata: la necessità di decongestionare il trasporto pubblico locale. Ovviamente il Consiglio comunale di Milano non può nemmeno discutere del tema e magari pensare di dare un indirizzo politico a giunta e Atm: dal pomeriggio del 22 ottobre, infatti, anche Palazzo Marino è tornato in lockdown e noi consiglieri ci riuniamo da remoto. Con le ormai note modalità per cui a un singolo rappresentante dei cittadini è impedito di esercitare pienamente le proprie funzioni. Eppure non sono mancate in questi mesi le proposte per affrontare l’autunno: dal coinvolgimento di taxi e pullman gran turismo (entrambi fermi praticamente da marzo) per integrare in superficie il trasporto pubblico di linea, all’erogazione di “buoni taxi” per determinate categorie (anziani, medici, infermieri, ma anche studenti e docenti), fino all’abolizione dell’Imu su oratori e privato non profit per agevolare la messa a disposizione di immobili e ulteriori spazi in modo da garantire il necessario distanziamento fisico per l’attività didattica. Pare sia stato più semplice limitarsi a tracciare sull’asfalto delle linee per improvvisare piste ciclabili e rimbrottare sui social i cittadini con video quotidiani. Tanto per dare l’impressione che la città si stesse preparando alla seconda ondata.
È  così che stiamo sacrificando intere generazioni.

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