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Il secondo suicidio assistito lombardo riaccende lo scontro alla Regione

Fdl: fornito un medico oltre al farmaco. La replica: a tutela delle persone.

 

di S. Bettoni, il Corriere della sera – ed. Milano, domenica 12 aprile 2026.

 

«Ipocrisia». «No, serve una legge nazionale». Il secondo caso lombardo di suicidio assistito tramite il Servizio sanitario nazionale, verificatosi l’autunno scorso a Bergamo ma emerso solo nei giorni scorsi, riaccende in Regione il dibattito sul fine vita. Come raccontato, al momento non esiste una legge nazionale né lombarda che regoli la materia, quindi la commissione ospedaliera che ha gestito la richiesta del paziente ha seguito i dettami della sentenza 242 della Corte Costituzionale del 2019. Lo stesso iter già seguito a gennaio 2025 da Serena, la prima lombarda a ottenere il suicidio assistito.
«Credo che sul fine vita ci sia una insostenibile ipocrisia da parte della destra, soprattutto di Fratelli d’Italia — attacca il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino -. Una legge è necessaria, lo dice la Corte Costituzionale, e noi abbiamo lavorato perché perlomeno si adottasse in Lombardia una legge regionale che definisse le procedure, prima di tutto a tutela della persona che si trova in quelle drammatiche condizioni, ma anche dei sanitari. Fratelli d’Italia ha fatto muro ma, come vediamo, le cose avvengono comunque, solo con meno certezze». Il Consiglio regionale a novembre 2024 venne chiamato a discutere della proposta di legge sul fine vita avanzata dall’associazione Luca Coscioni. Ma in quell’occasione il centrodestra presentò una pregiudiziale di costituzionalità, sostenendo che si trattasse di una materia di competenza nazionale. La pregiudiziale venne approvata e il pdl non venne discusso dall’aula. Matteo Forte (Fratelli d’Italia), presidente della II Commissione Affari Istituzionali, scrisse la relazione con parere negativo sul pdl. Alla luce del nuovo episodio, sottolinea come il Ssn abbia fatto un passo in più rispetto al caso di Serena, fornendo al paziente anche il medico, oltre al farmaco letale. «Questo perché, nel frattempo, la Corte costituzionale, intervenuta relativamente alla legge regionale toscana, obbliga il coinvolgimento delle aziende sanitarie locali nell’esecuzione del suicidio assistito — ricorda —, ma conferma che tale obbligo non può essere previsto da una norma regionale perché di esclusiva competenza statale. Insomma, un pasticcio». Il consigliere invoca quindi «un intervento del Parlamento che può escludere dal suicidio medicalmente assistito un servizio come quello sanitario, nato per curare e non certo per congedare dalla vita. Infatti la sentenza 204 del dicembre 2025 ricorda che “alla regione è altresì precluso cristallizzare nelle proprie disposizioni principi ordinamentali affermati da questa Corte in un determinato momento storico – in astratto, peraltro, anch’essi suscettibili di modificazioni – e oltretutto nella dichiarata attesa di un intervento del legislatore statale”». E di fronte all’idea di una nuova raccolta firme per una norma regionale, ribadisce: «Non intendiamo tornare indietro».

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