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“Cara Rosaria, Bagnasco mette in guardia dalle ideologie. Non dalle persone”

Maria Rosaria Iardino, consigliera Pd(OMNIMILANO) Milano, 02 FEB – «Cara Rosaria, la stima nei tuoi confronti è tale che non posso esimermi dal confrontarmi con te sul merito di quello che scrivi al Cardinale Bagnasco». Così esordisce il consigliere comunale di minoranza, Matteo Forte, del gruppo Polo dei milanesi, in una lettera che a titolo personale ha voluto indirizzare alla collega Iardino (Pd) che, venerdì scorso, aveva scritto a sua volta al Presidente dei vescovi italiani: «chiedo scusa se esisto».
 
«Comprendo la natura della provocazione, che da una militante come te ci sta. Ma per la considerazione che, permettimi di dire, abbiamo l’uno dell’altro, possiamo tranquillamente dirci le cose come stanno: non esiste nessun negazionismo sulla tua esistenza, né su quella di nessun altro. Figlie comprese. C’è, invece, una presa di posizione netta contro la “colonizzazione ideologica” rappresentata dalla “teoria del gender”. Tra l’altro Bagnasco si limita a riprendere espressioni usate durante il viaggio nelle Filippine da Francesco, che forse dovrebbe essere il vero destinatario della tua lettera. Ad ogni modo, ciò contro cui Papa e Presidente della Cei mettono in guardia è l’ideologia, non le persone. Ciò contro cui mettono in guardia è il pensiero secondo il quale il dato sessuale di un uomo o una donna sarebbe esclusivamente frutto di una sua volontà o percezione di sé, non le persone con tendenze omosessuali. È l’indifferenza alla differenza sessuale, senza la quale non c’è generazione – anche qualora si decidesse di ricorrere alla fecondazione artificiale, che necessita comunque di un gamete maschile ed uno femminile, come m’insegni – non le persone che decidono di ricorrere a quella pratica. Né tantomeno coloro che da quella decisione nascono. Ciò contro cui Francesco e Bagnasco mettono in guardia è l’introduzione nei programmi scolastici dell’idea secondo cui l’identità sessuale non è una sintesi armonica di quella genetica, anatomica, ormonale e vissuto soggettivo. Non mettono in guardia dalle persone che presentano una tendenza o inclinazione sessuale che, come tutte le preferenze nella vita di ciascuno, non costituiscono uno “stato” o una “condizione”. Io sono molto più della mia eterosessualità e della somma di tutte le altre cose che mi piacciono e preferisco nella vita. Così tu della tua omosessualità e della somma di tutte le altre cose che ti piacciono e preferisci. Non siamo, infatti, solo un fascio di impulsi e stimoli, ma anche consapevolezza dello scopo dell’istinto emergente. La nostra stoffa è, come scriveva Dante, che “ciascun confusamente un bene apprende/ nel qual si queti l’animo, e disira:/ per che di giugner lui ciascun contende”. Si capisce quindi come il Papa che mette in guardia dalla colonizzazione ideologica operata dalla teoria del gender è lo stesso che tempo fa dichiarò: “chi sono io per giudicare un gay?”.
 
Tornando, allora, all’introduzione di certi manuali “antidiscriminazione” nelle scuole pubbliche, quel che Francesco e Bagnasco dicono – ma in realtà chiunque abbia a cuore l’educazione dei propri figli può dire – è una cosa molto semplice: i bambini e gli adolescenti non crescono per un’educazione imperniata sulla presunta neutralità tra i modi di vita, ma sulla capacità di identificarsi con il bene della loro famiglia e della loro comunità. Per questo, in una società plurale come la nostra, quel che la Chiesa rivendica è solo la libertà di educare e nell’educare; è solo la libertà di avere le proprie scuole, ma anche di essere liberi nelle scuole di tutti. E ciò è un bene rivendicato per qualunque altra visione del mondo e della vita. Così chi avrà più filo tesserà più tela. Con sincero affetto, Matteo».

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