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Per una legge lombarda sul fine vita Liberi subito, col doppio delle firme «Ora votate oltre i diktat di partito»

Depositata la seconda proposta d’iniziativa popolare (la prima fu stroncata a maggioranza due anni fa) Appello ai consiglieri dell’associazione Coscioni: «Oltre diciassettemila cittadini l’hanno sottoscritta»

di Giulia Bonezzi, Giorno Milano Metropoli – 17 settembre 2026

 

«Liberi subito» in Lombardia, atto secondo: ieri al Pirellone l’associazione Luca Coscioni ha portato più di diciassettemila firme. Il doppio degli scatoloni, perché hanno firmato più del doppio degli 8.181 lombardi che avevano sottoscritto per la prima proposta di legge regionale depositata a gennaio 2024 per assicurare procedure e tempi certi a chi chiede il suicidio medicalmente assistito e ha i requisiti previsti dalle sentenze della Corte Costituzionale (una patologia grave e dalla quale non può guarire, «sofferenze intollerabili», la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, la capacità di autodeterminarsi). Un diritto che esiste anche in assenza della legge nazionale raccomandata dalla Consulta ormai sette anni fa e mai emanata dal Parlamento, e infatti intanto quattro lombardi hanno posto fine alle proprie sofferenze senza doversi spostare in Svizzera; l’ultimo, il 59 enne Domenico Zuccarella, alla fine dello scorso agosto, era il primo al quale il servizio sanitario regionale ha fornito interamente l’assistenza prevista. Intanto, da quel gennaio 2024, altre quattro Regioni hanno varato una legge “Liberi subito”: Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e da pochissimo il Veneto, la prima guidata dal centrodestra.
In Lombardia, invece, la prima proposta d’iniziativa popolare fu stroncata senza nemmeno aprire la discussione, approvando a maggioranza in Consiglio una pregiudiziale di costituzionalità che ha retto il vaglio d’un ricorso al Tar, ha ricordato l’ispiratore Matteo Forte, ciellinerrimo consigliere di Fdl, martedì in aula dove con tutto il gruppo ha presentato un’interrogazione a risposta immediata (benché depositata a due settimane abbondanti dai fatti) all’assessore al Welfare Guido Bertolaso, chiedendogli conto del caso Zuccarella e delle indicazioni emanate dall’assessorato in primavera per consentire ad Ats e Asst lombarde di rispondere in maniera uniforme alle richieste di suicidio medicalmente assistito. Contrariamente a quanto affermato in aula da Forte, dopo quel pronunciamento del Tar la Corte Costituzionale ha si parzialmente bocciato la legge toscana, ma non nella parte concernente la pregiudiziale lombarda: le Regioni possono legiferare sul fine vita nell’ambito definito dalla campagna Liberi subito, modi e tempi di risposta dei servizi sanitari regionali.
Ma i meloniani, sordi alla gerarchia delle fonti e pure all’appello del dem Emilio Del Bono che presiedeva l’aula e li ha invitati a scegliere «strumenti più adeguati» del minutaggio ridottissimo di un question time per discutere un tema cosi delicato, insistono: hanno in canna per martedì prossimo una nuova interrogazione «sul piano tecnico, procedurale ed economico» sempre circa le linee guida di cui chiedono il ritiro; per loro valgono quanto una legge regionale ed è un «problema politico» dato che il Consiglio, quasi due anni fa, ne ha votato l'”incostutizionalità”. L’equivalenza ovviamente non regge, ha spiegato ieri il tesoriere dell’associazione Coscioni Marco Cappato: «Bertolaso e la Giunta hanno dimostrato grande sensibilità ad emanare delle linee guida perché un diritto non fosse calpestato da un ostruzionismo delle strutture sanitarie, ma occorrono regole durature, stabilite in modo democratico dai consiglieri regionali. E se qualcuno le vorrà cancellare se ne dovrà prendere la responsabilità».
Anche di fronte ai lombardi che hanno aderito a «una raccolta firme con grande trasversalità». E infatti, accanto ai consiglieri regionali del Pd e dei 5 Stelle, che invitano «i colleghi a superare i vincoli di partito» perché «temi come il fine vita non possono essere subordinati alle esigenze ideologico-elettorali»,
c’era anche l’azzurro Giulio Gallera: «In Forza Italia tanti si sono mobilitati per questa legge – spiega -. La società è pronta. La politica peggiore vuole imporre la propria ideologia, la politica migliore mette in condizioni il cittadino di esercitare la sua li-bertà». Ricorda che il suo partito sul fine vita lascia libertà di coscienza, si augura che facciano altrettanto gli alleati di Lega e Fdl. Persino tra i meloniani, ha ammesso il capodelegazione in Giunta Romano La Russa, «c’è qualche voce favorevole» al suicidio assistito. Ma la linea è che nulla si muova «finché non ci sarà una legge nazionale». Ergo, sicuramente non subito.

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