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Cottarelli a Palazzo Marino: “Pnrr? Evitare di spendere senza risultati”

Cottarelli commissione PnrrPortare l’Italia su un sentiero di crescita più alto dell’era pre-Covid, attraverso un misto di investimenti e riforme, dalla pubblica amministrazione alla giustizia fino alla burocrazia, puntando ad aumentare la produttività del lavoro. Con un occhio di riguardo, paradossalmente, alle “conseguenze del successo”, come le spese correnti che porteranno, di anno in anno, le iniziative che verranno intraprese con i fondi in arrivo dall’Europa. A grandi linee, l’economista Carlo Cottarelli, ospite della commissione consiliare milanese Fondi europei e Pnrr, analizza le opportunità e e gli eventuali rischi del Pnrr. Nel complesso, secondo il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, la strategia del governo “va bene”, anche se “io avrei messo più soldi nel capitale umano, meno soldi nelle infrastrutture che sono davvero tante e c’è un problema di realizzazione“. Per Cottarelli, uno dei problemi maggiori dell’Italia, nei 20 anni che hanno preceduto la pandemia, va ricercato nella “mancanza di crescita economica”. Che si traduce in meno posti di lavoro creati, meno lavori ben retribuiti e “250.000 giovani che hanno lasciato il Paese” nei 10 anni ante Covid. La crescita non c’è stata “perché nel 1999 – sottolinea Cottarelli – un’ora di lavoro dava più meno la stessa produzione del 2019. La produttività in media è cresciuta dello 0,1% all’anno in quei 20 anni”. Per una maggiore produttività “bisogna aumentare la dote di capitale del lavoratore italiano”, in tutte le sue sfaccettature, che si tratti di investimenti pubblici o privati, o di capitale umano e intellettuale. O ancora, di pubblica amministrazione, formazione e ricerca. Il Pnrr fa qualcosa in tutte queste aree, attraverso soldi e riforme. “Sul pubblico – avverte l’economista – bisogna avere stanziamenti e fare in modo che la velocità con cui si realizzino investimenti sia più elevata di quella del passato”. E come si fa? “Con una riforma, quella della pubblica amministrazione”. Anche perché “semplificazione burocratica, l’ingresso limitato ma puntuale di persone con un’esperienza adatta a gestire questi nuovi programmi, la digitalizzazione della pubblica amministrazione” sono temi non più rinviabili secondo l’ex direttore del Fondo monetario internazionale. E vanno sostenuti con una spinta verso “un diverso modo di gestire il personale”, da un lato “con più formazione”, e dall’altro “con più incentivi”. Ecco, a dire il verso, per Cottarelli “questa parte ancora manca – spiega in commissione – il ministro Brunetta ne parla. C’è stato un accordo con i sindacati per avere premi ma lì è l’area dove si è più indietro”. Sugli investimenti privati la strategia “è fare riforme fondamentali per rendere il Paese un posto dove si investe più volentieri”. E quindi la riforma della burocrazia e della giustizia, civile e penale, tributaria e amministrativa. “E se si riesce – rilancia Cottarelli – la riduzione della pressione fiscale, qualcosa già si sta facendo”.

Cottarelli lancia anche qualche segnale di avvertimento: “Forse c’è troppa carne al fuoco – prosegue l’economista originario di Cremona – abbiamo tempi di realizzazione degli investimenti molto lunghi. Sono state introdotte delle semplificazioni l’anno scorso, con delle variazioni nelle procedure di appalto”. Ma comunque, rimane “qualche rischio anche lì”, perché, dando autonomia a livelli di gestione più bassi, come gli enti locali, “c’è il pericolo che si facciano investimenti con poca trasparenza”. Cottarelli cita poi un ricordo personale: “Sono stato colpito dal governatore della Campania Vincenzo De Luca, che durante una conferenza che ho fatto ha detto: ‘Guardate che questo è un territorio in cui se si sa che il sindaco ha potere discrezionale, vengono lì con la pistola e te la puntano alla testa’”. Insomma, “bene la semplificazione, ma arriva insieme a certi rischi“, come quello di capacità, di certe amministrazioni, “di portare avanti progetti o addirittura presentare domande“. L’esempio non virtuoso, in questo caso, è la Regione Sicilia, “che ha presentato 31 progetti nell’area dell’irrigazione e sono stati tutti rigettati”. Le Regioni del Sud, “esclusa Sicilia e Sardegna- va avanti l’economista- non hanno fatto malissimo rispetto a quelle del Nord”, pur avendo avuto “un grado di rigetto delle proposte superiore. Ma non è una differenza abissale”. Ad ogni modo “il governo vuole mettere assistenza tecnica a disposizione degli enti locali per formulare le domande, e l’Ue – ricorda – ha un apparato che se ne occupa, si può ricevere anche da Bruxelles”.

Cottarelli riflette poi sulle “conseguenze” di queste spese europee, visto che gli “investimenti utili, come quelli sugli asili nido“, richiedono spese correnti da gestire di anno in anno. “I numeri che ho in mente – aggiunge Cottarelli – dicono che ogni 4 miliardi di spesa per investimenti, ce n’è uno di spesa corrente“. E comunque “c’è una marea di attività del Pnrr che comporteranno spesa corrente”, e dato che queste non verranno finanziate “è fondamentale, per le amministrazioni locali, pianificarle”. Ci saranno assunzioni di personale, “ma a tempo indeterminato”, col rischio poi di non essere rinnovate. Cottarelli parla anche di Superbonus 110%, sul quale vede luci, ma anche qualche ombra. “Le città saranno magari più belle e verdi – le parole dell’economista – ma i 16 miliardi spesi finora per il bonus 110% e quelli che arriveranno in quest’area, porteranno maggiore crescita permanente?“. Aumenteranno capacità produttiva del Paese nell’immediato o genereranno solo domanda? Certo, vedere un palazzo che dal punto di vista ambientale “è più verde, porta senz’altro ad avere un’economia più equilibrata, fondamentale nel lungo periodo – conclude – ma nel raggio di 5-10 anni aumenta la capacita di crescita della produzione italiana?”.

“Il prof. Cottarelli ci ha detto che paradossalmente i soldi potrebbero arrivare anche se le cose non venissero fatte, nonostante condizionalità e vincoli. Dobbiamo evitare esattamente questo”: hanno dichiarato in una nota congiunta al termine dei lavori il consigliere comunale Carmine Pacente, presidente della commissione consiliare Fondi europei e Pnrr, e Matteo Forte, vicepresidente e consigliere d’opposizione. “Il percorso che stiamo intraprendendo in modo trasversale come gruppi consiliari all’interno e alla guida della commissione è esattamente quello di accendere i riflettori su questo importante capitolo che riguarda il futuro del Paese e di Milano. Quella dei fondi europei non è una partita  che riguarda solo tecnici, funzionari e addetti ai lavori. È la più importante sfida politica di questi anni. Occorre quindi che la politica tutta si assuma le sue responsabilità, dia linee di indirizzo e monitori sulle modalità di spesa e sull’esecuzione degli investimenti. In queste prime audizioni abbiamo rilevato che il rischio è sia quello di spendere i fondi che quello di spenderli bene. I tempi sono strettissimi per quelli tradizionali della burocrazia italiana imposti da bandi nazionali, regole, procedure e semplificazioni ancora molto parziali. Noi – concludono presidente e vicepresidente – continueremo ad esercitare il nostro ruolo politico e istituzionale per garantire quella necessaria attenzione, affinché si colga davvero la grande occasione storica di modernizzare Paese e città che abbiamo davanti”.

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