Matteo Forte contesta all’assessore al Welfare di avere disatteso quanto deciso dal consiglio regionale nel 2024. La replica: ho seguito la legge. La Russa: non chiediamo le dimissioni.
Di Daniele Agrati, Avvenire – 16 Settembre 2026
In Regione non sembrano spegnersi gli animi mentre aumentano le tensioni tra Fratelli d’Italia e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che vanno avanti ormai da diverse settimane. Dopo giorni di attriti sulle nomine della Sanità lombarda, compresi il braccio di ferro sul futuro del Niguarda, con il conseguente cambio nella direzione generale del Welfare, del Fatebenefratelli-Sacco e il caso del Pio Albergo Trivulzio, ieri il confronto si è spostato sul delicato tema del fine vita. Il nodo delle nomine riguarda la richiesta di Fratelli d’Italia di rinviare le decisioni sui vertici delle strutture sanitarie alla più ampia tornata prevista nei prossimi mesi. A questo si è aggiunto il caso del Pio Albergo Trivulzio: il rifiuto dei meloniani alla proroga dell’attuale commissario Francesco Paolo Tronca ha fatto da detonatore, fino allo scontro di lunedì in giunta, dove alla fine non è stato deciso nulla. In tutto questo, Bertolaso ha rivendicato un approccio basato sulle competenze e sui curricula dei manager, al riparo dalle valutazioni politiche. Una spiegazione che non ha convinto fino in fondo gli appartenenti al partito di Giorgia Meloni, che rivendicano un ruolo politico.
E così ieri il dissenso tra l’assessore e Fratelli d’Italia si è spostato sulle linee guida regionali per il suicidio medicalmente assistito, al centro di un’interrogazione di FdI che ne contesta la legittimità e la coerenza con la posizione assunta dal consiglio regionale nel 2024 sulla competenza statale in materia. Con le linee guida attuali, a fine agosto, è stata gestita la procedura richiesta da Domenico Zuccarella, il quarto paziente ad accedere al suicidio assistito in Lombardia e primo a completare il percorso interamente attraverso il Servizio sanitario regionale. Una scelta dolorosa che, secondo Fdi, non ha tenuto conto di quanto era arrivato dal consiglio regionale.
Per il primo firmatario Matteo Forte di FdI (che si è sempre adoperato perché la Regione non autorizzasse il suicidio assistito anche contro fughe in avanti dei radicali), la questione è politica: Bertolaso avrebbe assunto autonomamente una posizione diversa da quella espressa dal consiglio regionale. Da qui la richiesta di ritirare le linee guida. Una contestazione che, ha poi precisato, non significa auspicare un passo indietro dell’assessore. «Non è quello che noi chiediamo», ha concluso Forte, ribadendo però «l’assoluta non condivisione» delle sue scelte.
Una posizione netta sul merito, ma che secondo l’assessore alla Sicurezza ed esponente Fdl, Romano La Russa, va ridimensionata sul piano dei rapporti: le linee guida «devono assolutamente essere ritirate», con Bertolaso ci sono «su alcune scelte idee diverse», ma non rapporti «accidentati. L’obiettivo è quello di trovare un accordo, come sempre».
D’altra parte, l’assessore al Welfare ha difeso ancora il suo lavoro, spiegando di aver voluto mettere ordine e di aver fornito indicazioni alle strutture. Senza fare un passo indietro, anzi, come sfidando gli avversari politici a farlo cadere e a trovare un sostituto da mettere al suo posto come assessore. «Sono stanco sì, ma non me ne frega niente. Io lavoro per il mio Paese», ha detto ieri a margine della seduta. Poi, parlando della possibilità che la sua esperienza in Regione possa finire presto, ha aggiunto: «Il presidente mi toglie la delega, votano una mozione di sfiducia…
quanto ci vuole? Un minuto per togliermi di torno».
Insomma, la polemica sembra destinata a durare.