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Il potere non logora il pensiero di chi non lo ha/2

Dopo le uscite di importanti associazioni di categoria come Coldiretti, la Confederazione Italiana Agricoltori e il Movimento Cristiano Lavoratori, nuove voci s’alzano dalla società civile in difesa di questi anni di governo Formigoni in Lombardia. Anche in questo caso si tratta di voci autorevoli. Come quella di Umberto Veronesi, fondatore dell’Istituto Europeo di Oncologia, di stretta osservanza laica ed ex Ministro della Salute con il II Governo Amato. Questo testimone non sospetto ha difeso il sistema sanitario lombardo nell’intervista al settimanale Tempi, domani in edicola: «Certamente la competizione fra istituti è un elemento di stimolo e di avanzamento generale della sanità. Non c’è dubbio che gli ospedali pubblici siano il sostegno del sistema sanitario; tuttavia anche i privati accreditati possono offrire un contributo significativo. Entrambi hanno come finalità e interesse comune la tutela della salute della collettività. Per realizzare questo obiettivo, il privato presenta alcuni vantaggi: uno statuto di diritto privato significa minore burocratizzazione, maggiore flessibilità nelle scelte e negli investimenti in nuove tecnologie e in risorse umane, e soprattutto nessuna ingerenza politica dei partiti. D’altro canto, però, è più esposto alla vulnerabilità economica. In realtà, oltre a pubblico e privato, esiste una terza fascia di istituti, a cui appartiene ad esempio l’Istituto europeo di Oncologia, che sono no profit e quindi si basano sul diritto privato, ma per statuto reinvestono gli eventuali utili in ricerca e quindi non seguono una logica di profitto. La coesistenza e l’integrazione di pubblico, privato accreditato, e privato no profit è la caratteristica che rende eccellente il modello di sanità lombarda».

Qualche giorno fa, invece, si erano esposti l’Osservatorio sui Diritti dei Minori e l’Associazione Nazionale Sociologi che, nelle persone dei loro presidenti (il noto Antonio Marziale e Pietro Zocconali), avevano dichiarato: «La legge regionale sulle politiche per la famiglia pone la Regione Lombardia in testa a livello europeo in tema di tutela dell’infanzia in tutte le sue fasi, a partire dalla gestazione. L’elevato livello qualitativo dei reparti pediatrici disseminati sull’intero territorio regionale e la quantità e qualità di micronidi, nidi e asili operanti sul territorio – per un totale di 47.750 posti negli asilo nido, 2.441 nei micronidi, 1.134 nei centri per prima infanzia e 1.235 nei nidi famiglia, numeri da considerarsi in veloce espansione – a supporto della sempre più difficile conciliazione tra ruolo genitoriale e ruolo professionale, conferiscono alla Regione Lombardia un compito di salvaguardia degli standard italiani rispetto agli altri Paesi dell’Unione. Il merito di tale realtà è da riconoscersi indubbiamente ad un ventennio di politiche, che alla luce dei fatti non può che essere giudicato positivamente, da ricondurre al governatore Roberto Formigoni. È giusto e doveroso che Formigoni risponda alla giustizia come chiunque altra persona è tenuta a fare, ma non è giusto e puzza di bruciato il processo scatenatogli da un sistema mediatico aggressivo e velleitariamente sostitutivo delle istituzioni preposte, cioè la magistratura. Colpire un uomo politico che fa parlare di se più con i risultati che con le parole significa contribuire all’affossamento definitivo di una nazione già di per se sull’orlo del baratro e la società civile davanti a simile prospettiva, ha il dovere di non starsene zitta».

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