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Metti una mattina di fine luglio in un nido…


Lunedì 29 luglio ho visitato, insieme al mio capogruppo Alan Rizzi, un asilo nido privato che ha aperto i battenti nella nuova zona residenziale tra il Parco Certosa e Quarto Oggiaro. Si tratta di servizio che sicuramente risponde alle esigenze di tante mamme e tante famiglie della zona, ma permette anche di riqualificarla: dalla buona socialità che si sviluppa nelle nostre periferie, ne dipende il destino e la qualità di vita. È bastato attraversare la strada e prendere un caffè con le responsabili per sentire abitanti del quartiere salutare insegnanti e dirigente rivolgendosi così: “Finalmente sappiamo a chi affidare i nostri figli”. Ora si dà il caso che “La bacchetta magica” sia subentrata negli stessi locali di un’altra società privata che gestiva precedentemente l’asilo. Questo ha fatto sì che nel giro di due mesi il Comune facesse saltare i posti lì accreditati, perché – così fanno sapere dagli uffici interessati – ci si convenziona con il soggetto proprietario del servizio, non con il locale. Il che, naturalmente, avrà anche le sue ragioni tecnicamente ineccepibili. Tuttavia la fretta con cui si lascia nei mesi estivi in braghe di tela un operatore è quantomeno discutibile. Senza contare che si crea un disservizio alle famiglie della zona che si sono iscritte tramite il Comune e chissà dove verranno poi destinate.

Infatti, il singolo problema dell’asilo “La bacchetta magica” va inquadrato nel più generale pasticcio compiuto da questa amministrazione. Per la prima volta dopo anni ci sono circa 3mila bambini in lista d’attesa per un posto o nei nidi o nelle materne. All’origine di questo ennesimo pasticcio vari motivi che sono ancora oggetto di indagine da parte del mio gruppo consiliare. Un primo motivo certo è la scelta ideologica di tagliare proprio i posti accreditati nei nidi privati. Nell’anno scolastico 2012/2013 si contavano 2.185 disponibilità. Per il prossimo anno se ne contano 1.810, ovvero 375 posti in meno. Oltretutto senza coinvolgere gli operatori privati stessi nella scelta. Anzi, questi alla fine dell’anno scolastico – dopo aver fatto i propri conti sullo “storico” – hanno ricevuta la notizia del taglio da parte dell’amministrazione. Da qui la discutibilità di cui sopra.

La solfa è la stessa: senza bilancio e con la crisi delle casse pubbliche, si decide di tagliare sul privato che ha supplito e supplisce in modo egregio il comune. Il risultato è solo uno: liste d’attesa chilometriche e un disservizio coscientemente (e colpevolmente) orchestrato.

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