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Quel rapporto diretto tra inefficienza dello Stato e criminalità

In vista della discussione che si terrà domani in aula sul tema dell’anticorruzione nella pubblica amministrazione, mi sembra interessante offrire all’analisi del lettore il verbale dell’audizione del Gip della Procura di Milano, il dott. Giuseppe Gennari, in Commissione antimafia, avvenuta lo scorso 21 marzo.

Nella relazione tenuta da Gennari mi colpirono due aspetti. Il primo: «non sembra esservi nell’area milanese, nell’area lombarda una situazione di racket o di pizzo diffuso, come noi immaginiamo o siamo abituati a leggere esistere in determinate aree del meridione. […] non mi sembra che si possa dire che vi sono elementi per ritenere che sistematicamente i negozianti vengano costretti a pagare quello che viene chiamato puramente e semplicemente pizzo, come tassa dovuta per la presenza sul territorio». E questo non significa affatto che “a Milano la mafia non esiste”. Significa – e questo è il secondo aspetto rilevante – che le organizzazioni criminali, presenti attraverso «famiglie calabresi che da diversi decenni sono radicate nell’area milanese», si propongono «come attori in qualche modo presentabili nel contesto economico e sociale». Per esempio, «un’altra caratteristica di queste organizzazioni mafiose, quando fanno impresa, è quella di realizzare e prestare effettivamente i servizi che vengono offerti. L’impresa che si presenta come impresa mafiosa pretende di essere la tua controparte, ma nel momento in cui diventa la tua controparte il lavoro lo fa veramente, e lo fa tutto sommato a prezzi non diversi dai prezzi di mercato. […]. Vicende di questo genere, esemplificative di questi meccanismi le abbiamo viste più o meno in tutte le indagini, talvolta il problema era quello dei rifiuti illegali, altre volte si sono viste organizzazioni mafiose prestare servizi nel Settore dell’evasione d’imposta, garantendo ad esempio quelle che sono le cosiddette Società di Cartiera. Voi sapete che quando c’è bisogno di abbattere l’utile per ridurre la tassazione, una delle tecniche più utilizzate è quella di mettere in contabilità delle fatture sostanzialmente false, cioè fatture che attestano delle operazioni in realtà mai avvenute. Per procurare queste fatture c’è bisogno di un’impresa, di un soggetto che esiste solo per emettere quelle fatture, che si chiama Società Cartiera che, appunto, di mestiere produce carta».

Questa seconda parte, diciamo, dell’audizione di Gennari mi ha fatto riflettere sul ruolo dello Stato in tutta questa situazione: laddove impone una pressione fiscale del 44% (con punte oltre il 50%), la pubblica aministrazione non paga i propri fornitori ed è terz’ultima in Europa per la qualità della regolamentazione con cui le aziende devono fare i conti tutti i giorni, vuoi vedere che tanti imprenditori sani si rivolgono alla criminalità organizzata semplicemente per far valere i propri elementari diritti di cittadinanza? Così mi rispose a tal proposito il gip Gennari in aula: «Secondo me incide l’inefficienza dello Stato, parliamoci chiaro, così come incide l’inefficienza della giustizia, questa è una mia personale convinzione. C’è un rapporto diretto, più lo Stato dà prova di esistere, di esistere in modo efficace ed efficiente con le sue Istituzioni, con i suoi organi e meno spazio c’è per questi signori».

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