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Regione, la guerra sulla sanità Bertolaso contro Fdl “Non mi vogliono? Allora mi caccino”

In aula l’interrogazione dei meloniani sulle linee guida sul fine vita. L’assessore: “Sono disposizioni tecniche, nient’altro”.

di Alessandra Corica, la Repubblica Milano – 16 settembre 2026

 

La frase Guido Bertolaso la butta lì dopo il nuovo scontro in aula, linee guida che per FdI «devono assolutamente essere ritirate», Romano La Russa dixit, perché «ribadiamo la stessa linea uno, due, mille volte: vi è una presa di posizione di questa maggioranza di questo Consiglio Regionale che è assolutamente contrario a come si sta operando oggi in sanità». E allora, eccolo l’assessore al Welfare Bertolaso, che da settimane è al centro delle tensioni con gli amici-nemici dei Fratelli sulle nomine sanitarie (al Niguarda, su cui si è per ora in stallo), sul futuro del Pio Albergo Trivulzio (in questo caso facendo arrabbiare anche il governatore Attilio Fontana, e che ora è anch’esso in stallo, tanto che la commissione regionale che domani doveva essere dedicata alla Baggina è stata sconvocata ieri sera) e adesso sul fine vita.
«Sono stanco si, ma non me ne frega niente, io lavoro per il mio paese – risponde così Bertolaso, a chi gli chiede se questi veti e contro veti non lo abbiano stufato – . Poi che ci mettono, il presidente mi ritira la delega, fanno una mozione di sfiducia in Consiglio. Quanto ci vuole? Un minuto, per togliermi di torno».
Continua la guerra sulla sanità a Palazzo Lombardia: ieri l’ennesimo capitolo della querelle tra FdI e Bertolaso ha avuto, come spunto, le linee guida sul fine vita che l’assessorato ha emanato nei mesi scorsi, per dare alle Asst e alle Ats, in assenza di una legge nazionale, una cornice in cui agire, dettando tempistiche e modalità per ottemperare alle sentenze della Consulta. Un provvedimento amministrativo e “pratico”, dal punto di vista di Bertolaso. Ma che i meloniani hanno deciso di contrastare senza quartiere, sia per la contrarietà sul tema, sia per il clima non idilliaco che si respira in Regione nelle ultime settimane. Di qui, l’interrogazione presentata ieri in aula che prende spunto dall’ultimo caso, quello di Domenico Zuccarella, che ha avuto accesso al suicidio assistito a fine agosto in una struttura sanitaria, in virtù appunto di queste linee guida. L’interrogazione era firmata dal meloniano Matteo Forte, che già era stato relatore della pregiudiziale di costituzionalità che aveva fatto sì che due anni fa, al Pirellone, la proposta dell’associazione Coscioni (che oggi ci riprova, e deposita una nuova legge sul fine vita sostenuta da 15 mila firme) non venisse neanche discussa. Visto che, in pratica, l’aula si era dichiarata non competente in materia.
«Il problema è politico, non sono ammissibili strappi in avanti, né scorciatoie procedurali a livello re-gionale, non è questa una facoltà propria dell’assessore Bertolaso», la posizione di Forte. Netta la replica di Bertolaso, «non sono un politico, sono un tecnico, sono un medico.
Cosa c’è di politico in questo regolamento che abbiano fatto? Nulla. Sono indicazioni tecniche come chiede la Corte Costituzionale». All’attacco, allora, va il Pd con il capogruppo Pierfrancesco Majorino: «Lo scontro di potere nella destra paralizza la sanità lombarda. Litigano sulle poltrone, sono senza vergogna».

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