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Suicidio assistito, Fdi contro Bertolaso «Ritiri il vademecum per le Asst» E lui: ci vuole un attimo a sfiduciarmi

I meloniani all’attacco a tre settimane dalla prima procedura interamente assistita dal servizio sanitario.
L’assessore: «Non è una questione politica, non lascio i tecnici soli». Sullo sfondo la lotta per le nomine.

di Giambattista Anastasio e Giulia Bonezzi, Giorno Milano Metropoli – 16 settembre 2026

 

«Sono stanco, si, ma continuo a lavorare per il mio Paese. Ci vuole un minuto per togliermi di torno: il presidente mi ritira la delega, fanno una mozione di sfiducia in Consiglio…», evoca l’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso infilando l’ascensore del Pirellone dopo aver risposto, nel minutaggio ridotto di un’interrogazione a risposta immediata, ai Fratelli d’Italia che a tre settimane dal primo suicidio assistito in cui il supporto al paziente è stato fornito interamente dal servizio sanitario lombardo (e proprio nel mezzo dello scontro con l’assessore tecnico sulle nomine in sanità) gli chiedono conto delle indicazioni emanate in primavera ad Ats e Asst che si misurano col dovere di garantire un diritto sancito da più sentenze della Corte Costituzionale.
Ma che secondo il meloniano Matteo Forte, ciellinissimo professore di Filosofia, metterebbero i medici in contrasto con il Giuramento d’lppocrate e sconfesserebbero il Consiglio regionale che due anni fa votò una pregiudiziale di costituzionalità bloccando la proposta di legge d’iniziativa popolare per la quale l’associazione Luca Coscioni aveva raccolto ottomila firme.
Peraltro, comunica in aula la consigliera dem Carmela Rozza, proprio oggi ne sarà depositata un’altra con quindicimila firme.
A Forte Bertolaso risponde di essere medico da quasi 50 anni, che non c’è conflitto con la deontologia perché i dottori partecipano su base volontaria e l’atto decisivo per l’infusione del farmaco è effettuato dal paziente; che il vademecum, scritto da giuristi, non è una legge regionale ma «sono indicazioni tecniche come chiede la Corte Costituzionale. È un problema organizzativo, non politico. Non voglio pensare a cosa succederebbe se ogni singola Asst dovesse inventarsi una procedura ad hoc». Cita il caso Englaro: gli eredi di Carlo Lucchina, ex dg della sanità lombarda che sotto un ciellinissimo governo Formigoni impedì di eseguire la sentenza che imponeva di sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiale a una donna in stato vegetativo irreversibile da 17 anni, devono liquidare il danno erariale addebitatogli dalla Corte dei Conti per il risarcimento che la Regione ha dovuto pagare anni dopo. «Devo esporre i miei funzionari? Esiste un’etica della responsabilità». Fdl insiste e annuncia una nuova interrogazione la prossima settimana sul vademecum, di cui esige il ritiro o la sospensione a divinis «finché non ci sarà una legge nazionale», esplicita Romano La Russa, capodelegazione in Giunta e generale nella guerriglia quotidiana con il titolare del Welfare, dalle nomine a Niguarda, Dg Welfare e Asst Fatebenefratelli-Sacco alla proroga di Francesco Paolo Tronca commissario del Trivulzio. Che potrebbe essere riproposta domani (scade il 17), alla giunta straordinaria per evitare che la Lombardia dal 1° ottobre sia l’unica regione a procedere col blocco dei diesel Euro 5, inviso a Matteo Salvini. Mentre lo scontro Bertolaso-Fdl è rinviato a lunedì 21.
I rumors dicono che l’assessore in caso di mozione di sfiducia potrebbe contare non solo su Lega (nonostante i malumori dei salviniani), lista del presidente e una parte di Fl che lavora per evitare spaccature, ma anche sull’appoggio esterno del Pd che ieri l’ha applaudito insieme ai 5 Stelle e all’azzurro Giulio Gallera, mentre nella curva di Forte, oltre ai Fratelli, s’è distinta la leghista Silvia Scurati.
«L’ennesima sceneggiata», commenta la pentastellata Paola Pizzighini, e il capogruppo dem Pierfrancesco Majorino chiosa: «Lo scontro di potere nella destra paralizza la sanità lombarda».

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