di Lucio Bergamaschi, Il Sussidiario.net – 16 settembre 2026
Duro scontro sul suicidio assistito in Regione Lombardia all’interno della maggioranza. A dividere sono il caso Zuccarella e le “linee guida” di Bertolaso.
Si riparla di Domenico Zuccarella, il cittadino lombardo che ha deciso di porre fine alla sua vita lo scorso 25 agosto assistito dal Servizio sanitario. A sollevare il caso nell’aula del consiglio regionale è stato ieri Matteo Forte (FdI) con un’interrogazione molto dura alla quale ha risposto con altrettanta nettezza l’assessore al Welfare Guido Bertolaso.
A commento, Forte sottolineava, richiamandosi al Giuramento di Ippocrate, come il medico sia chiamato a non abbandonare il paziente, anche nella fase terminale, e a non compiere atti finalizzati a provocare la morte. Nell’interrogazione erano richiamate, inoltre, le sentenze della Corte Costituzionale che chiedono una disciplina nazionale chiara sul tema e si metteva in evidenza il conflitto tra le Linee guida regionali e l’indirizzo politico del consiglio regionale, che quasi due anni fa aveva già dichiarato la materia di competenza statale votando una pregiudiziale sulla legge di iniziativa popolare (cosiddetta Legge Coscioni, ndr) sul tema del fine vita.
Nella sua risposta Bertolaso, ha ricordato che il supporto tecnico del personale medico durante la procedura avviene “a titolo volontario, come sancito da sentenza della Corte Costituzionale, e quindi non è in contrasto con il Giuramento d’Ippocrate. Le indicazioni procedurali, emanate dall’assessorato che amministro, e di cui mi assumo ogni responsabilità, servono a dare uniformità alle diverse ASST, garantendo certezze agli operatori e tutelando i diritti dei cittadini. Le indicazioni procedurali si pongono esclusivamente sul piano organizzativo”.
Per quanto riguarda le precedenti decisioni assunte dal Consiglio regionale in materia, Bertolaso ha specificato che “non c’è alcuna contrapposizione”, e questo francamente è un po’ difficile crederlo. Pur non potendo entrare nello specifico del caso citato nel question time, l’assessore ha precisato che “l’autosomministrazione è stata avviata in modo autonomo, mediante l’utilizzo di capacità funzionali residue del paziente”. Dunque tecnicamente parlando Domenico si è ucciso da solo.
Nella replica il consigliere Forte ha ribadito che “da un punto di vista giuridico il sistema sanitario regionale non ha competenza in merito alle procedure relative alla morte medicalmente assistita, materia che è di competenza esclusiva dello Stato. La procedura e le Linee guida sono quindi giuridicamente infondate, opinabili eticamente ma soprattutto contrarie alla deontologia medica” e ha chiesto alla giunta di fermare ulteriori procedure.
Come si vede si tratta di due posizioni antitetiche che risulta difficile conciliare. Una parte della maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia) chiede alla Regione di sospendere qualsiasi procedura di suicidio medicalmente assistito fino a quando non ci sarà una legge nazionale sul tema (legge che difficilmente sarà approvata in questa legislatura, ndr).
L’assessore Bertolaso, finora pienamente supportato dal presidente Fontana, ritiene invece di dover comunque indicare delle procedure “a tutela del personale sanitario”.
La querelle complica ulteriormente il percorso della maggioranza di centrodestra verso le prossime elezioni regionali (febbraio 2028) rese già difficili dalla necessità di trovare un nuovo candidato presidente stante l’ineleggibilità di Fontana.