Intervista di Sara Bettoni, su Il Corriere della Sera di martedì 12 agosto 2025.
Il presidente della Commissione Affari istituzionali ed enti locali al Pirellone e per 12 anni tra i banchi di Palazzo Marino, raccoglie alcune delle sollecitazioni emerse dall’intervista di Mario Delpini al Corriere sul terremoto nell’urbanistica
«L’arcivescovo Delpini ha toccato il cuore del problema di Milano: la città è sempre più sul mercato, ma manca il senso di comunità. Ed è interessante anche la via che indica per il futuro: una collaborazione tra tutti, compreso il privato. Che ha diverse sfumature». Matteo Forte, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, presidente della Commissione Affari istituzionali ed enti locali al Pirellone e per 12 anni tra i banchi di Palazzo Marino, raccoglie alcune delle sollecitazioni emerse dall’intervista di Mario Delpini al Corriere sul terremoto nell’urbanistica.
Delpini dice che Milano si è messa sul mercato come “una cosa che promette di essere redditizia”.
«Si può comprare, ma manca il “noi”. È un elemento che prescinde dalle posizioni politiche, ma di cui deve tenere conto chi fa politica».
Il modello Milano non funziona più?
«Diversamente da quello che ha detto la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi, prima dell’arrivo del centrosinistra la città non era bloccata. La trasformazione è stata messa in cantiere dalle giunte Albertini e portata avanti da quella di Moratti. Penso a Porta Nuova, Citylife, le nuove metropolitane… Anzi, la prima giunta Albertini fece ripartire la città dopo il fermo di Tangentopoli. Quel modello Milano funzionava, poi è cambiato».
Come?
«La collaborazione pubblico-privato c’è sempre stata e ha fatto la fortuna della città. Ma in questi ultimi anni è stato il privato a governare…».
Lo dice anche Buscemi: serve una regia pubblica.
«La differenza è che per il centrosinistra il privato va sempre contro l’interesse generale. Nel modello Milano del centrodestra, invece, ci sono diversi attori oltre al pubblico: c’è il privato privato, quello non profit, le cooperative, la Chiesa…. La collaborazione tra tutti questi soggetti porta a soluzioni innovative».
Per esempio?
«Il tema della casa, all’interno del quale sono esplose le disuguaglianze. Nello scenario milanese oggi abbiamo soprattutto il mercato libero e l’edilizia residenziale pubblica. Invece possono trovare maggiore spazio altre soluzioni, come l’edilizia convenzionata. Con le giunte di centrodestra toccava il 40% del mercato, con il centrosinistra è calata al 10%. Eppure è una proposta che va incontro alle esigenze del ceto medio».
Anche la Regione, guidata dal centrodestra, fatica a mettere a disposizione alloggi pubblici al ceto medio.
«Sono stati stanziati per Milano 12 milioni per aiutare gli inquilini degli alloggi popolari in difficoltà con i costi della locazione sociale».
Come riequilibrare il rapporto pubblico-privato?
«Il pubblico deve programmare, accreditare e controllare. I soggetti privati — profit, non profit, coop, diocesi, associazioni di categoria e datoriali — entro regole certe possono offrire soluzioni abitative al ceto medio che in questi anni è stato contrastato dal centrosinistra. Questo è lo spirito che ha sempre caratterizzato Milano e che va recuperato».