Sinistra, pezzi di maggioranza e tifosi della «dolce morte» in pressing per allargare il fronte. Pdi non ci sta e in Lombardia attacca Fontana. Per chi vuole vivere, altre sberle: volano i costi delle Rsa per il caro energia.
di Giuliano Guzzo, La Verità – 4 settembre 2026.
L’argomento i tendenza e il suicidio assistito. A livello locale e nazionale, nelle ultime ore la politica italiana sembra non aver altro di cui occuparsi che la morte on demand. A dar il La al macabro dibattito è stato il Veneto governato dal leghista Alberto Stefani e nel quale il predecessore e oggi presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, mercoledi pomeriggio è finalmente riuscito a vedere approvato il provvedimento per cui si batte da anni e che consentirà di togliersi la vita a norma di legge. Ciascuno si sceglie le battaglie che preferisce, per carità (forse, però, ci si dovrebbe concentrare su chi vuole vivere: le case di riposo hanno lanciato l’allarme sulle rette degli anziani, che rischiano di aumentare di 4 o addirittura 5 euro al giorno a causa dei costi dell’energia); sta di fatto che il voto veneto – avvenuto con 32 a favore, 14 contrarie 5 astenuti – se da un lato ha assai amareggiato il mondo cattolico, col Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, che ha detto che ora «si rischia una deriva difficilmente controllabile», dall’altro lato sta avendo un effetto domino.
Quanto avvenuto a Palazzo Ferro Fini, infatti, ha subito riacceso il dibattito nelle Marche governate da Francesco Acquaroli di Fdi. Li giace da tempo una proposta di legge sul fine vita d’iniziativa del consigliere dem, Maurizio Mangialardi, e cofirmata dalla consigliera del M5s, Marta Ruggeri e, a rilanciare l’argomento per primo è stato l’eurodeputato del Pd, Matteo Ricci, corso a spellarsi le mani per il lavoro di Zaia. «Il Veneto ha compiuto un passo avanti notevole, approvando la legge sul fine vita con i voti del centrosinistra assieme a quelli di Lega e Forza Italia», si è congratulato Ricci, aggiungendo che però nelle Marche il suicidio assistito è in ritardo: «La proposta di legge giace in Consiglio regionale da anni perché la destra marchigiana si oppone ogni volta». Anche la consigliera Ruggeri ha chiesto al centrodestra marchigiano d’allinearsi all’agenda radicale: «È giunto il momento che la maggioranza di centrodestra dimostri la stessa maturità del Veneto». Il consigliere leghista Andrea Antonini su Facebook ha però già risposto picche: «Non voterò mai norme sul suicidio assistito». Staremo comunque a vedere se Acquaroli, come fatto dai consiglieri di Fratelli d’Italia in Veneto – che hanno votato compatti contro il suicidio assistito – terrà la barra dritta oppure finirà anch’egli folgorato sulla via di Marco Cappato. E sempre a proposito di Regioni, ieri in Lombardia il consigliere Matteo Forte (Fdi) ha silurato il governatore Attilio Fontana: «Nell’ammettere che le linee guida di Regione Lombardia sul suicidio assistito ripercorrono sostanzialmente gli stessi principi della legge approvata in Veneto, purtroppo Fontana ci dà ragione: la giunta ha agito in contrasto con l’indirizzo politico dato dal Consigio regionale, espresso con il voto a favore della pregiudiziale di costituzionalità del 19 novembre 2024. E purtroppo le indicazioni dell’assessorato agli ospedali si sono dimostrate, anche recentemente, efficienti ed efficaci probabilmente dal punto di vista clini-co, ma sicuramente contrarie alla deontologia professionale medica».
L’approvazione del Veneto ha riacceso subito il dibattito a livello nazionale; e non a caso dato che è stato Zaia, sempre lui, subito dopo l’approvazione del suicidio assistito, ad auspicare che il Parlamento segua la sua iniziativa. Secondo il «Doge» bisogna «evitare 50 leggi diverse; il Parlamento faccia una norma nazionale a ombrello». Le parole del presidente del Consiglio del Veneto hanno subito fatto breccia nell’ala più liberale di Forza Italia, il partito che porta nel simbolo il nome di quel Silvio Berlusconi che nel 2009 si spese in prima persona per salvare la vita ad Eluana Englaro ma che da tempo- specie dopo la nomina del due nuovi capigruppo, Enrico Costa e Stetania Craxi – ha preso sui temi etici traiettorie sempre più liberali. «ll voto in Veneto dimostra che le Regioni, senza una direttiva nazionale, procedono in ordine sparso», ha per esempio dichiarato Alessandro Cattaneo, deputato di Fi e responsabile Dipartimenti, secondo cui ora «serve che il Parlamento, prima dello scioglimento delle Camere, approvi la legge sul fine vita».
Secondo l’azzurro Paolo Emilio Russo, il Veneto dimostra «che il Parlamento può e dovrebbe approvare una legge nazionale organica che risponda alle nuove esigenze e sensibilità degli italiani». Non è chiaro se a queste parole seguiranno i fatti. Che sul fine vita, a livello parlamentare, si erano arenati lo scorso giugno quando il testo, a prima firma del dem Alfredo Bazoli e sostenuto da tutte le opposizioni, era stato portato in Aula in Se-nato, ma ci era rimasto giusto il tempo di essere rispedito alle commissioni competenti, su richiesta di Fratelli d’Italia.
Una richiesta ufficialmente finalizzata a ricomporre le dif-ferenze, anche nella stessa