CATEGORIE NEWS

Fine vita in Lombardia, il centrodestra affossa la legge regionale

di Alessandra Corica, su la Repubblica di giovedì 31 ottobre 2024

La strada appare segnata. Con la bocciatura che diventerà definitiva quando si arriverà al voto in aula, il 19 novembre. È il progetto di legge di iniziativa popolare sul fine vita, presentato dal Comitato Liberi Subito e dall’associazione Luca Coscioni, e sostenuto da 8.181 firme: la proposta è stata votata ieri al Pirellone dalle commissioni congiunte Sanità e Affari istituzionali. Ed è stata cassata dal centrodestra che – con l’eccezione del forzista Giulio Gallera – ha deciso di astenersi su tutti gli emendamenti del centrosinistra. E ha infine votato no al testo, approvando la relazione di uno dei due relatori – Matteo Forte, di FdI – secondo la quale la competenza non è regionale, bensì nazionale. E che quindi l’approvazione comporterebbe un’impugnativa alla Corte costituzionale.
Alla fine, quindi, ha prevalso nel centrodestra la linea di FdI, da sempre contrario alla proposta, che traduce in legge la sentenza della Consulta del 2019 sul caso di dj Fabo, e dettaglia modalità e tempi con cui il servizio sanitario deve rispondere alla richiesta di un malato che vuole accedere al suicidio assistito. Una posizione, quella dei meloniani, diversa da quella espressa nelle scorse settimane dal governatore Attilio
Fontana, che aveva invitato alla libertà di coscienza sul tema, dopo aver incontrato i promotori del progetto. Strada poi seguita dallo stesso segretario della Lega Matteo Salvini. «Spero che il presidente Fontana voglia essere conseguente con quanto ha dichiarato a seguito del nostro incontro – dice allora il tesoriere della Coscioni, Marco Cappato -. Non abbiamo mai preteso che la giunta regionale sostenga nel merito la nostra proposta. Avevamo però riscontrato, da parte di Fontana, la ferma volontà a fare sì che Regione Lombardia non giri la testa di fronte all’incertezza nella quale i malati e i medici sono costretti». Eppure, tutto il centrodestra ha scelto di essere compatto e dire no alla proposta, evitando (per ora) spaccature. Da vedere come andrà in aula, quando la proposta arriverà accompagnata da una pregiudiziale di legittimità costituzionale, sulla quale potrebbe essere chiesto il voto segreto. In quel caso, allora, è da capire se la coalizione meloniana-leghista rimarrà compatta, così come se tra le fila delle opposizioni, dove c’è stato un lungo lavoro di compromesso tra l’anima laica e quella cattolica del Pd, vi saranno defezioni.
«Non ci sfugge la delicatezza di questo tema, ed è anche per questo che abbiamo voluto provare a introdurre ulteriori garanzie, attraverso i nostri emendamenti, purtroppo respinti», dice così Emilio Del Bono, voce dell’ala cattolica del Pd. Unica eccezione, nel coro di no in arrivo dal centrodestra, quella dell’ex assessore al Welfare Gallera, che ha votato con le opposizioni:
«Sono un liberale che non si nasconde, forse altri hanno le mie stesse idee ma antepongono le ragioni della coalizione. Sono convinto che compito di chi rappresenta le istituzioni è mettere il cittadino nelle condizioni di esercitare la propria libertà e le proprie scelte». E se il capogruppo M5S Nicola Di Marco punta il dito contro «la destra, a loro va il premio “Ponzio Pilato”», rincara la dose la dem Carmela Rozza, relatrice di minoranza del progetto: «Il Pd si è fatto carico di unire tutte le varie sensibilità per arrivare ad approvare la legge, mentre la destra ha preferito non decidere».

Condividi articolo:

Potrebbe interessarti anche: