(OMNIMILANO) Milano, 24 NOV – “Che il Comune di Milano prenda carta e penna e si riduca a chiedere all’Autorità nazionale anticorruzione come procedure per mettere a gara tre spazi nella Galleria Vittorio Emanuele, trovo che sia l’epitaffio su qualunque forma di attività politica”: commenta il consigliere comunale e capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino, Matteo Forte.
“Non mi scandalizzerebbe il fatto che Sindaco e assessori discutessero informalmente con Cantone per un parere o un suggerimento di massima sui criteri da utilizzare nell’assegnazione di spazi pubblici, considerando oltretutto che c’è stata una recente riforma del codice degli appalti. Tutto ciò rientrerebbe nell’avvedutezza di chi amministra e fa politica e nella collaborazione tra istituzioni. Ma che un Sindaco, in quanto tale, chieda di fatto il permesso all’Anac per procedere ad uno specifico bando per l’assegnazione di tre spazi e si aspetti da Cantone un via libera, o correzioni al testo ex ante, lo trovo al di là del bene e del male.
Se poi tutto ciò lo leggiamo in contemporanea proprio alla riforma del Codice degli appalti, che assegna sempre all’Anac la nomina dei membri della Commissione tecnica giudicatrice per l’esternalizzazione di servizi comunali, è evidente che siamo di fronte alla fine della politica tout court. A che serve, infatti, che i cittadini milanesi abbiano votato e legittimato Sala a giugno, se poi si esercita sull’amministrazione comunale una sorta di tutoraggio, quando non un vero e proprio commissariamento?”.