Suicidio assistito, il vademecum (annunciato) agita la destra.
di Giulia Bonessi, su il Giorno-ed. Milano del 13 maggio 2026.
La notizia che sono pronte le «indicazioni operative» per Ats e Asst che ricevano richieste di suicidio assistito (l’anno scorso due lombardi hanno esercitato questo diritto sancito dalla Corte Costituzionale) agita la maggioranza. Il documento che Guido Bertolaso si accinge a licenziare assumendosene «la responsabilità come assessore», ha chiarito lui stesso, è stato condiviso con i capigruppo del centrodestra al Pirellone, recependo da loro anche alcune integrazioni, e lo stesso governatore della Lega Attilio Fontana aveva annunciato l’intenzione di procedere con linee guida, ma l’annuncio ha irritato Matteo Forte (in foto), ciellinerrimo consigliere di Fdl e presidente della Commissione Affari istituzionali che bocciò la proposta di legge regionale d’iniziativa popolare: «È un errore perché manca una legge nazionale – tuona -. E il Consiglio si è già espresso». Almeno lui non è un capogruppo come Alessandro Corbetta, della Lega, che coi consiglieri Cappellari, Massardi, Pase, Scurati, Snider e Spelzini prende gelidamente «atto del percorso tecnico avviato da Regione ma, dopo le sentenze della Corte Costituzionale, è indispensabile un intervento legislativo nazionale».
Questo lo pensa pure Marco Cappato (oltre che la Consulta, che indicò al Parlamento di legiferare nel 2019), ma intanto considera il vademecum «un serio tentativo di superare resistenze e boicottaggi» anche se «una legge regionale resta necessaria» e continua la raccolta firme “Liberi subito” cui partecipano, peraltro, esponenti di FI come Giulio Gallera. Anche per i 5 Stelle il passo avanti c’è «ma non è sufficiente»; il Pd invita la Giunta «a chiarirsi le idee: o una proposta di legge da mandare in Parlamento o una legge regionale». Sulla prima a Roma s’è sbloccato l’approdo in Senato (il 3 giugno) grazie a un inedito accordo tra capigruppo mediato dal presidente Ignazio La Russa (che è, come Forte, di Fdl).