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Lo spirito “liberal” della Lega. Fontana vota col centrosinistra: «Fine vita, si muova il governo»

di Giambattista Anastasio, su il Giorno di mercoledì 20 novembre 2024

Attilio Fontana sceglie di non seguire la linea imposta sul Fine Vita da Fratelli d’Italia, primo partito della sua maggioranza, ma di votare secondo coscienza, unendosi di fatto alle opposizioni di centrosinistra. Ieri il Consiglio regionale lombardo ha scelto di rinunciare a priori ad aprire un confronto che potesse portare all’approvazione di una legge che fissi le procedure e le tempistiche con le quali garantire il suicidio medicalmente assistito ai malati terminali che ne facciano richiesta e che versino nelle condizioni individuate dalla Corte Costituzionale proprio per distinguere chi possa fare ricorso al Fine Vita e chi no. Nell’aula del Pirellone è prevalsa, appunto, la linea di Fdl. La maggioranza di centrodestra ha votato in favore della pregiudiziale di legittimità costituzionale presentata da Matteo Forte, presidente della Commissione Affari Istituzionali, ciellino doc, eletto nelle fila partito di Giorgia Meloni. Detto altrimenti: nonostante la sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, si è sancito che la Regione non possa varare alcuna legge sul suicidio medicalmente assistito perché la competenza in materia sarebbe esclusivamente statale.
«C’è il rischio di scivolare verso competenze statali – ha sottolineato Forte – di ricadere pure nel penale. Benché abbia valore di legge, è un’acrobazia trasformare una sentenza della Consulta in una legge regionale. Non siamo dei Don Abbondio, chiediamo che ognuno faccia la sua parte».
I voti favorevoli alla pregiudiziale sono stati 43, quelli contrari 34, nessun astenuto. Si è votato a scrutinio segreto, vero. Ma dalla matematica d’aula emerge chiaro un dato: nelle fila della maggioranza ci sono stati 6 dissidenti che, come le opposizioni, si sono espressi contro la pregiudiziale e in favore di un confronto di merito che potesse sfociare nel varo di una legge. E tra questi, secondo indiscrezioni circostanziate e fonti qualificate, ci sarebbe pure il presidente Fontana: anche lui contro la pregiudiziale. Il governatore si era distinto dal resto della coalizione già nelle scorse settimane, quando aveva pubblicamente esortato i consiglieri regionali a non approcciarsi al Fine Vita in maniera ideologica ma ad attenersi al dettato della Consulta riscuotendo l’apprezzamento di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione
Luca Coscioni, promotrice della legge di iniziativa popolare sul Fine Vita insieme al Comitato Liberi Subito. Anche i consiglieri di Lombardia Ideale, la lista del governatore, hanno votato contro la pregiudiziale. «Mi sembra che il voto sia andato in una certa direzione, del resto l’Aula è sovrana e ha deciso di porre una questione di carattere pregiudiziale.
Ma – ha sottolineato non a caso Fontana – c’è stata libertà di coscienza: qualcuno ha votato a favore, qualcuno ha votato contro, anche qualcuno dalla maggioranza ha votato con l’opposizione contro la pregiudiziale». Poi ecco il messaggio al Parlamento e al Governo: «Sul Fine Vita c’è necessità di un intervento nazionale, non ci sono dubbi».
Tra i più convinti contrari alla pregiudiziale c’è anche Giulio Gallera, consigliere regionale di Forza Italia, che ieri ha invitato l’Aula «a fare della Lombardia una Regione modello anche sui diritti e sulla tutela della libertà di scelta». Dai banchi delle opposizioni toccante l’intervento di Lisa Noja (Italia Viva), consigliera con disabilità: «Non so se e quando capiterà a me, è un pensiero con il quale mi confronto spesso, più di quanto accada a voi: spero solo che se dovesse capitarmi di voler porre fine alle mie sofferenze le istituzioni non mi lascino sola». Per Michela Palestra (Patto Civico) in Consiglio regionale si è consumata «la sconfitta della politica. Ma i tempi sono maturi per una legge sul Fine Vita». Per Pierfrancesco Majorino (Pd) «il centrodestra ha dato una dimostrazione di viltà: non sono neanche riusciti a bocciare la legge nel merito, hanno impedito che fosse discussa», mentre Carmela Rozza ha sottolineato come la maggioranza «lasci senza tutele chi soffre e gli operatori sanitari». Nicola Di Marco (M5S) ricorda il via libera al suicidio assistito appena ottenuto dall’Asst da una milanese: «Mentre il centrodestra affossava il progetto di legge in Aula, scegliendo di non decidere, fuori di qui i nostri operatori sanitari lavorano per rispettare quanto disposto dalla Consulta».

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