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Lombardia, intesa col Governo sull’autonomia

4 funzioni regionali e i loro effetti, ecco cosa cambia.

di Lucio Bergamaschi, Il Sussidiario – 11 Settembre 2026.

 

Ieri il consiglio regionale della Lombardia ha approvato l’intesa con il governo per la delega di funzioni previste dall’autonomia differenziata
“La riforma dell’autonomia è un primo bucherellino nel muro del centralismo, non apre completamente, non ci dice ‘vi diamo 100 euro e spendeteli come volete voi’ ma ci dà una certa maggior flessibilità e questo credo che sia un grandissimo, enorme vantaggio per essere più rapidi, più svelti nel affrontare i singoli problemi”.

L’immagine usata qualche giorno fa dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana è rimbalzata più volte nell’aula del Pirellone, impegnata oggi a votare una risoluzione che impegna la giunta a firmare l’intesa con il Governo sull’autonomia differenziata. È l’atto finale (per quanto riguarda la Regione) di un lungo percorso iniziato nel 2015 che ha vissuto molti stop and go e ridimensionamenti, non ultimo il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha ridotto da 23 a 4 le funzioni oggetto della devoluzione stabilendo anche il principio dell’invarianza di bilancio.

“Oggi – sostiene il relatore del provvedimento Matteo Forte – abbiamo un primo esito di un percorso lungo almeno 11 anni. È del tutto evidente che rispetto alle richieste avanzate nel 2017, siamo di fronte a un primissimo piccolo passo verso una maggiore autonomia. È sicuramente un dato che noi vogliamo esaltare e, esaltandolo, al tempo stesso, diciamo che di certo non è
soddisfacente. Vogliamo andare avanti perché quella risoluzione votata dal Consiglio regionale nel 2017 richiedeva una ventina di funzioni e materie, mentre oggi siamo di fronte solo a quattro. La Corte Costituzionale è intervenuta sposando una particolare interpretazione dell’autonomia, quella per cui essa non deve prevedere una differenziazione di materie o ambiti di materie, bensì solo di specifiche funzioni legislative e amministrative”.

“Parliamo tuttavia – prosegue Forte – di funzioni che hanno ricadute molto concrete sulla capacità della Lombardia di intervenire con maggiore efficacia. In materia di protezione civile sono previsti, tra gli altri aspetti, il potere di ordinanza in deroga per le emergenze di rilievo regionale, l’automatica attribuzione al presidente della Regione del ruolo di commissario delegato per la gestione delle emergenze di rilievo nazionale che interessano il territorio lombardo e maggiori strumenti per il reclutamento e la formazione degli operatori”.

“Sul fronte sanitario l’intesa interviene, tra l’altro, sul superamento di specifici vincoli nell’allocazione delle risorse. Vuol dire avere la possibilità di investire di più in nuove assunzioni di personale medico e infermieristico, nella riduzione delle liste di attesa, nell’ammodernamento di strutture e macchinari per la cura e per coprire la crescente spesa per i farmaci. Infine – conclude Forte – per quel che riguarda la previdenza complementare, la Lombardia potrà stipulare apposite convenzioni con fondi pensione già esistenti per raggiungere una platea che va da 643mila a 1 milione e 300mila tra dipendenti pubblici, delle Pmi, autonomi e lavoratori discontinui attualmente scoperti”.

Il provvedimento è passato con il voto favorevole della maggioranza, inclusi i due consiglieri passati a Futuro Nazionale e il consigliere Massimo Vizzardi del gruppo misto. Contrari il Pd, che aveva presentato una questione pregiudiziale respinta dall’aula, Avs, Movimento 5 stelle, i consiglieri di Patto Civico Palestra e Paladini e la consigliera Lisa Noja di Italia viva.

Un emendamento proposto da Forte e Malanchini ha rafforzato la valenza sussidiaria del documento, dove si afferma che “sarà garantito il coinvolgimento effettivo degli enti locali e del partenariato economico e sociale nell’attuazione a livello regionale delle Intese”.
Un piccolo giallo al momento delle dichiarazioni di voto con richiesta di sospensione della seduta da parte della maggioranza non ha comunque  impedito l’approvazione del documento. Un sintomo di qualche mal di pancia su nomine sanitarie e temi etici come il fine vita che creano tensioni tra alcuni partiti di centrodestra e la giunta e che dovranno prima o poi trovare una soluzione.
“Oggi il Consiglio regionale lombardo si riprende una centralità politica perché il processo dell’autonomia è partito da qui con il presidente Maroni e il referendum del 2017”: Così la pensa Mauro Piazza, sottosegretario con delega all’Autonomia, che ha seguito insieme a Forte tutto l’iter del provvedimento.
“L’autonomia – prosegue Piazza – fa parte del nostro programma di legislatura, anzi ne è un elemento qualificante e centrale. Che sia limitata per ora a quattro materie è sicuramente un problema ma non certo voluto da noi. Anzi – precisa Piazza – le materie delegate in origine dovevano essere solo tre, poi grazie ad un intervento diretto del presidente Fontana fu aggiunta la tutela della slute, quella più rilevante insieme alla protezione civile. Ricordo che anche nel 2017 le istanze autonomiste sembravano battute dopo la Delrio e la mancata riforma Renzi, tutte iniziative di chiara marca centralista e proprio da quest’aula partì una riscossa in senso sussidiario e autonomistico. Oggi – conclude Piazza – in un’epoca di sovranismi e nazionalismi spinti, facciamo lo stesso”.

Pur con tutti i suoi limiti la riforma in senso federale dello Stato non poteva che partire da qui, dalla terra di Carlo Cattaneo, come ha ricordato recentemente Piero Bassetti, primo presidente della Lombardia e padre del regionalismo italiano.

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