di Sara Bettoni, su il Corriere della sera del 24 novembre 2024
Il presidente della commissione Affari istituzionali al Pirellone sulla posizione di Fontana: «La scelta della pregiudiziale è stata presa insieme. Solo Gallera ha dichiarato che non l’avrebbe votata»
Matteo Forte, consigliere di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Affari istituzionali, in tanti mesi di dibattito non ha mai cambiato idea sul fine vita: non è un tema di competenza regionale.
Davvero non c’era altra soluzione che bloccare la discussione di merito in Aula e rimandare la questione a Roma, con una pregiudiziale di costituzionalità?
«Per come era strutturato il progetto di legge dell’associazione Coscioni, si individuavano soggetti che a loro volta dovevano valutare i requisiti soggettivi per accedere al suicidio medicalmente assistito. È un tema di diritto civile, quindi di competenza statale. Inoltre serve un intervento del codice penale per tutelare i medici, a oggi il codice continua a punire l’aiuto al suicidio e a imporre il dovere di impedire l’altrui suicidio. D’altra parte già nel 2022 la Corte costituzionale di Giuliano Amato aveva bocciato il referendum sull’eutanasia dicendo che si deve bilanciare l’autodeterminazione con il bene primario della vita».
Eppure il governo non sembra avere fretta…
«Il Senato sta facendo una serie di audizioni. Il Parlamento probabilmente interverrà sul codice penale, a seguito della sentenza 242 (sul caso dj Fabo, ndr)».
ntanto ci sono pazienti che chiedono il suicidio medicalmente assistito e le Asst e le Ats seguono una procedura per accertare che abbiamo i requisiti stabiliti dalla Consulta.
«E dopodiché lì si fermano. Più in là non si può andare, anche perché né nella sentenza della Consulta né da altre parti è indicato il diritto all’erogazione del farmaco per il fine vita».
Nemmeno su questo aspetto procedurale la Regione poteva intervenire?
«Se si vuole fare una riflessione, deve essere fatta a livello nazionale. Dopodiché ci sono anche scelte politiche. Come Fratelli d’Italia riteniamo che la persona debba essere presa in carico e curata fino all’ultimo. Lo ha detto anche l’ex primo ministro del Regno Unito, Gordon Brown, sul Guardian. Sulle cure palliative possiamo fare molto. Secondo alcuni dati, il 40% di chi muore in un ospedale lombardo avrebbe diritto a riceverle e a farlo in un hospice o a domicilio. Non vorrei, quindi, che l’affermazione del suicidio assistito fosse una scorciatoia per evitare i costi elevati della fase terminale e passare al dovere dei malati di rinunciare a pretese soggettive nei confronti della collettività che comportano ingenti spese. È l’effetto “piano inclinato”, di cui ci ha parlato in commissione un luminare di diritto come il prof Eusebi».
Ha colpito molto l’intervento della consigliera di Italia Viva, Lisa Noja, che convive con una disabilità. Ha chiesto alle istituzioni di non lasciare soli i cittadini nell’ultimo frangente della vita.
«Ha ragione, ma affermare il diritto al suicidio credo che sia proprio un modo per lasciare solo il malato davanti alla morte. La relazione di fiducia medico-paziente è l’esatto contrario».
L’hanno stupita le parole del presidente Attilio Fontana e il voto (non dichiarato ma neppure smentito) contro la pregiudiziale?
«La scelta della pregiudiziale è stata presa insieme, da tutta la maggioranza. C’erano ragioni di competenza da affrontare prima del merito, su cui ognuno aveva la sua idea. Gallera ha sempre dichiarato che non avrebbe votato la pregiudiziale e lo rispetto. Nessun altro l’ha fatto».
È stata una prova di forza tra Lega e Fratelli d’Italia?
«In generale collaboriamo e siamo alla pari. Su questa vicenda c’è stata sicuramente insistenza da parte del nostro partito e la volontà forte di affermare che si trattava di una questione nazionale».