di Matteo Forte, su il Riformista di venerdì 7 marzo 2025.
Nel dibattito apertosi con la proposta di separazione delle carriere dei magistrati, non va perso di vista il vero obiettivo: l’equilibrio tra poteri dello Stato, in assenza del quale cadono le garanzie per i cittadini. Il tema riguarda le fondamenta della nostra convivenza civile. Due esempi. Il primo: in Regione Lombardia si è proposto di regolamentare il suicidio medicalmente assistito perché così avrebbe imposto una sentenza della Corte costituzionale. Aldilà di come la si pensi nel merito, il Pirellone, su iniziativa del sottoscritto, ha votato una pregiudiziale di costituzionalità con cui ha ribadito tre semplici cose: 1) la Corte non può “produrre” nuovi diritti; 2) questo spetta al legislatore nazionale nella sua piena discrezionalità; 3) non essendoci alcun nuovo diritto non esiste alcun obbligo da parte delle Regioni ad erogare alcunché (e ogni eventuale iniziativa è quindi nulla).
Secondo esempio: da oltre un anno a Milano la Procura della Repubblica ha messo nel mirino operatori, professionisti e tecnici comunali del settore edilizio e urbanistico. Secondo l’accusa, il Comune avrebbe concesso permessi di costruire attraverso procedure eccessivamente semplificate e interpretazioni “estensive” delle norme sulla ristrutturazione che risalgono addirittura al 1942. Un “rito ambrosiano”, come è stato ribattezzato. Non importa che gli uffici, gli operatori e i professionisti abbiano messo in atto regole votate da Palazzo Marino, coerenti con le leggi regionali in materia e confermate da una consolidata giurisprudenza amministrativa. Ancora una volta, nel capoluogo dove scoppiò Tangentopoli, si trasforma in materia penale una vicenda tutta politica.
Certo, ci sono responsabilità che le giunte Sala si devono assumere. Ma, appunto, di ordine politico. Infatti la sinistra non ha saputo coniugare l’attrattività della città a livello internazionale, innescata dalle amministrazioni di centrodestra nei primi anni Duemila, con uno sviluppo inclusivo e sostenibile per tutti coloro che a Milano vogliono vivere e lavorare, a qualsiasi fascia di reddito appartengano. Chi, se non la sinistra, avrebbe dovuto combattere gli eccessi della rendita fondiaria e una crescente finanziarizzazione degli investimenti immobiliari? Chi avrebbe dovuto cogliere per tempo le disuguaglianze che hanno portato intere fasce di popolazione fuori dalla città?