Regione, sul fine vita rottura a destra Fdl contro Bertolaso.
di Alessandra Corica , La Repubblica Milano – martedì 8 settembre 2026.
Alla Regione rinviato lo scontro in giunta sulle nomine dei manager sanitari. Ma i meloniani attaccano l’assessore.
Le tensioni proseguono. E mentre la partita sulle nomine per ora va in standby, le scintille tra Guido Bertolaso e Fratelli d’Italia non accennano a diminuire: ieri un gruppo di meloniani – Matteo Forte, Giacomo Zamperini, Chiara Valcepina, Maira Cacucci, Marco Bestetti, Patrizia Baffi e Claudio Mangiarotti – hanno scritto un’interrogazione prevista in aula la prossima settimana. E che va all’attacco dell’altro tema su cui il clima è tornato teso tra i Fratelli e l’assessore più volte blindato dal governatore Attilio Fontana: le linee guida inviate dal Welfare regionale a tutte le strutture sanitarie pubbliche della Lombardia, per stabilire come gli enti si devono comportare a fronte di una richiesta di suicidio assistito di un malato terminale. Linee guida che hanno consentito, a fine agosto, che potesse essere effettuata la procedura di fine vita richiesta da Domenico, il quarto malato ad accedere al suicidio assistito in Lombardia. E il primo ad averlo fatto in una struttura sanitaria e con l’assistenza di professionisti della sanità regionale, proprio in virtù delle linee guida di Bertolaso (e rivendicate nei giorni scorsi anche dallo stesso Fontana).
Un punto, questo, indigeribile per i meloniani, che così ieri hanno scritto l’interrogazione, per accertare che la «modalità attraverso cui la procedura predisposta nel caso del sig. D.Z. abbia effettivamente favorito l’avvio dell’auto-infusione del farmaco letale da parte di una persona affetta da una grave atrofia muscolare». E che quanto avvenuto «non confligga con il dettato costituzionale, legislativo e il Codice di Deontologia Medica che fanno della continuità della cura e del non abbandono del malato principi cardini del sistema sanitario».
L’interrogazione dovrebbe arrivare al Pirellone lo stesso giorno in cui l’associazione Coscioni depositerà, forte della raccolta di 15 mila firme e dell’ok incassato dalla legge sul fine vita in Veneto pochi giorni fa, la sua proposta sul tema. La seconda, dopo che la prima, nell’autunno del 2024, non fu nemmeno discussa al Pirellone, poiché fu sollevata – relatore, sempre il meloniano Forte – una pregiudiziale di costituzionalità in base alla quale il Consiglio regionale non era “competente” a occuparsi della materia. Non solo: forte dell’ok incassato nella regione di Luca Zaia e Alberto Stefani, la prima a trazione centrodestra, il Pd annuncia il deposito di una legge analoga in Lombardia: «Di fronte a un Parlamento inerte servono leggi regionali. Noi porteremo in Aula in Lombardia la legge del Veneto. È stata approvata in una Regione governata dalla destra, la riproponiamo qui e ci auguriamo che si superino gli steccati», spiega il capogruppo dem Pier-Francesco Majorino.
La discussione sul fine vita si inserisce, appunto, nelle rinnovate tensioni nel centrodestra regionale, dopo che Bertolaso ha avanzato la proposta di spostare l’attuale direttore del Welfare regionale, Mario Melazzini, al vertice del Niguarda, il cui attuale manager Alberto Zoli dall’1 ottobre potrà andare in pensione. Al posto di Melazzini, in Regione dovrebbe arrivare Maria Grazia Colombo, oggi numero uno del Fatebene-Sacco. Il piano si è scontrato con il niet di Fdl, che non vuole cambiamenti fino a dicembre, quando è previsto il giro di valzer dei direttori ospedalieri attuali, in scadenza a fine anno. Ieri il tema è stato affrontato durante una riunione dei capi-delegazione dei partiti di maggioranza. FdI vorrebbe temporeggiare fino a fine anno, al contrario di Bertolaso (pronto a lasciare in caso la sua proposta non passasse). Una settimana per capire chi la spunterà.